Traffico di rifiuti da San Giuseppe Vesuviano: ecco i nomi di arrestati e indagati
L'indagine è partita nel settembre del 2022 da un controllo effettuato dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico
Francesco Ragosta, classe 1965, e Giovanni Caliendo, classe 1977, sono stati condotti in carcere. Per Giuseppe Cianci, classe 1987, sono stati disposti gli arresti domiciliari, mentre per altri sei indagati sono state applicate diverse misure cautelari. È questo l'esito dell'operazione eseguita questa mattina dai carabinieri nelle province di Salerno e Napoli, nell'ambito di una vasta indagine sul presunto traffico illecito di rifiuti e sul furto di ingenti quantitativi di materiale ferroso.Tra le società finite al centro degli accertamenti c'è la Ricicla Campania Srl, con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e sede operativa ad Albanella. Secondo gli investigatori, l'azienda sarebbe stata inserita in un sistema organizzato per la gestione illecita di diverse tipologie di rifiuti e per la loro successiva movimentazione anche verso l'estero.Nel dettaglio, il Gip del Tribunale di Salerno ha disposto la custodia cautelare in carcere per Ragosta e Caliendo; i domiciliari per Cianci; l'obbligo di dimora nel comune di residenza per Antonio Di Lorenzo, classe 1995, Rosaria Ragosta, classe 1999, Pasquale Ciccarelli, classe 1975, e Giacomo Ferrara, classe 1992. Per Elisabetta Iervolino, classe 1981, è stato disposto il divieto di dimora nel comune di Albanella, mentre Raffaele Monaco, classe 1990, non potrà esercitare per un anno uffici direttivi di persone giuridiche e imprese.L'inchiesta partita nel 2022L'indagine è partita nel settembre del 2022 da un controllo effettuato dai carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno nei confronti di un'azienda di Albanella attiva nel trattamento e recupero di rifiuti urbani e speciali.Gli accertamenti sono proseguiti attraverso intercettazioni telefoniche e telematiche, videoriprese e pedinamenti. Un'attività investigativa che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, avrebbe consentito di individuare un sistema articolato di gestione e smaltimento illecito dei rifiuti.L'indagine ha interessato anche altre regioni italiane e diversi Paesi europei ed extraeuropei.Il ruolo della società di San Giuseppe VesuvianoUno dei principali filoni investigativi riguarda proprio la Ricicla Campania Srl. Secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, la società avrebbe gestito illecitamente rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica.Parte dei materiali sarebbe stata destinata a impianti in Thailandia, attraverso procedure che, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbero state effettuate senza la documentazione prescritta oppure mediante documentazione falsificata, in violazione delle norme nazionali ed europee sull'esportazione dei rifiuti.Il secondo filone avrebbe riguardato invece la gestione dei rifiuti ferrosi. La Ricicla Campania, secondo gli investigatori, avrebbe ceduto materiale "in nero" alla società Cermetal Srl, attraverso una serie di soggetti ritenuti prestanome.Oltre 5mila tonnellate di rottami verso la TurchiaIn uno degli episodi ricostruiti nel corso dell'inchiesta, i militari avrebbero accertato l'esportazione verso la Turchia di oltre 5mila tonnellate di rottami ferrosi, falsamente documentati come materiale "End of Waste", cioè rifiuto che ha cessato di essere tale dopo un processo di recupero conforme alla normativa.Gli approfondimenti avrebbero quindi portato gli investigatori ad ampliare il quadro, coinvolgendo altre società: Cermetal Srl, C.R. Metalli Srl, Rag.Metal Srl, Autoricicla Srl e Rafecology Srl.Secondo l'ipotesi investigativa, per la gestione dei materiali sarebbe stato utilizzato anche il cosiddetto "giro bolla", un meccanismo basato sull'emissione di documentazione ritenuta falsa e intestata a società inesistenti.Sequestri per oltre 3,4 milioni di euroIl giro economico che gli investigatori ritengono collegato alle attività illecite è stato quantificato in oltre 3,4 milioni di euro. Per questa somma è stato disposto il sequestro finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente.Nel corso dell'operazione sono state sequestrate cinque società attive nel trattamento e recupero dei rifiuti, oltre agli impianti e agli automezzi di Cermetal, C.R. Metalli, Rafecology e Ricicla.Il provvedimento ha interessato anche 71 conti correnti, sui quali risultavano depositati complessivamente 1.044.295 euro, oltre a 7 autovetture e 8 motoveicoli, per un valore indicato di circa 95mila euro.Sequestrati inoltre tre appartamenti, del valore complessivo di circa 300mila euro, quattro terreni agricoli per 75mila euro, otto camion e gli impianti aziendali che, secondo gli investigatori, sarebbero stati utilizzati per il trasporto e la gestione dei rifiuti.L'inchiesta, che ha coinvolto territori italiani e stranieri, prosegue ora sul piano giudiziario per l'accertamento delle singole responsabilità. Le contestazioni dovranno essere sottoposte al vaglio dell'autorità giudiziaria nel corso del procedimento e per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.