Rifiuti, nei guai azienda di San Giuseppe Vesuviano: sequestrate società e beni per 3,4 milioni

Gli accertamenti sono stati condotti dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Salerno e dal Gruppo per la Tutela dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli

A cura di Redazione
25 settembre 2026 12:30
Rifiuti, nei guai azienda di San Giuseppe Vesuviano: sequestrate società e beni per 3,4 milioni - immagine generata da IA
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C'è anche la Ricicla Campania Srl, con sede legale a San Giuseppe Vesuviano e impianto operativo ad Albanella, al centro della complessa indagine dei carabinieri sul traffico illecito di rifiuti che ha coinvolto le province di Napoli e Salerno. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la società sarebbe stata inserita in un sistema organizzato per la gestione e l'esportazione illegale di diverse tipologie di rifiuti, con un volume d'affari complessivo stimato in circa 3,4 milioni di euro.L'inchiesta ha portato all'esecuzione di un'ordinanza cautelare nei confronti di 9 persone, disposta dal Gip del Tribunale di Salerno, con contestazioni che comprendono, a vario titolo, l'associazione per delinquere, le attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e il furto aggravato di ingenti quantitativi di materiale ferroso. Quest'ultimo sarebbe stato sottratto prevalentemente all'interno di cantieri della Rete Ferroviaria Italiana.L'indagine partita da un'azienda di AlbanellaGli accertamenti sono stati condotti dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Salerno e dal Gruppo per la Tutela dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, insieme ai militari dei rispettivi comandi provinciali.L'indagine è iniziata nel settembre del 2022, dopo un controllo effettuato nei confronti di un'azienda di Albanella specializzata nel trattamento e nel recupero di rifiuti urbani e speciali. Da quel primo accertamento gli investigatori avrebbero ricostruito una rete di rapporti e movimentazioni estesa anche fuori dalla Campania e, successivamente, in altri Paesi.Telefonate e comunicazioni telematiche intercettate, immagini, pedinamenti e ulteriori verifiche avrebbero permesso di individuare quello che gli investigatori ritengono un sistema strutturato per la gestione irregolare dei rifiuti.Rifiuti destinati alla Thailandia e rottami esportati in TurchiaUno dei filoni dell'inchiesta riguarda proprio la Ricicla Campania. Secondo gli elementi raccolti, la società avrebbe gestito illecitamente rifiuti urbani ingombranti, imballaggi misti, rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica.Una parte di questi materiali sarebbe stata destinata a impianti in Thailandia, attraverso procedure che, secondo l'accusa, sarebbero state realizzate senza la documentazione richiesta oppure mediante documenti falsificati, in violazione delle norme nazionali ed europee sull'esportazione dei rifiuti.Un ulteriore capitolo riguarda invece i materiali ferrosi. La Ricicla Campania avrebbe ceduto "in nero" rottami alla società Cermetal Srl, attraverso una serie di soggetti ritenuti prestanome dagli investigatori.In un episodio specifico è stata ricostruita l'esportazione verso la Turchia di 5.154.760 chilogrammi di rottami ferrosi, che sarebbero stati accompagnati da documentazione falsificata e classificati, secondo l'ipotesi investigativa, come materiali End of Waste per consentirne la movimentazione oltre confine.Il sistema del "giro bolla"Gli approfondimenti avrebbero poi consentito di allargare il quadro ad altre società operanti nel settore dei metalli e del recupero dei rifiuti: Cermetal, Cr Metalli, Rag.Metal, Autoricicla e Rafecology.Secondo gli investigatori, il sistema si sarebbe basato anche sul cosiddetto "giro bolla", attraverso l'emissione di documentazione ritenuta falsa e intestata a società inesistenti. Un meccanismo che avrebbe consentito di rendere più difficile la ricostruzione dell'effettiva provenienza e destinazione dei materiali.L'inchiesta, sviluppata per quasi quattro anni, ha interessato diverse regioni italiane e anche alcuni Paesi esteri. Lo scorso 8 settembre erano già stati eseguiti numerosi sequestri nell'ambito dello stesso procedimento.Sequestrate società, conti correnti e mezziA fronte del presunto profitto illecito, l'autorità giudiziaria ha disposto sequestri finalizzati alla confisca, diretta e per equivalente. Nel corso dell'operazione sono state sottoposte a sequestro 5 società attive nel trattamento e recupero dei rifiuti, insieme agli impianti e agli automezzi riconducibili ad alcune delle aziende coinvolte.Il provvedimento ha inoltre interessato 71 conti correnti, sui quali risultavano depositati complessivamente circa 1.044.295 euro, oltre a 7 autovetture e 8 motoveicoli per un valore stimato di 95mila euro.Sequestrati anche 3 appartamenti, per un valore di circa 300mila euro, 4 terreni agricoli del valore complessivo indicato in 75mila euro, oltre a 8 camion e agli impianti aziendali che sarebbero stati utilizzati per il trasporto e la gestione dei rifiuti.Le accuse contestate dovranno ora passare al vaglio dell'autorità giudiziaria nel corso del procedimento. Per gli indagati resta ferma la presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.

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