Non si presentano alle visite prenotate, partono migliaia di cartelle esattoriali
La mole delle comunicazioni sta provocando attenzione e preoccupazione tra gli utenti
Sono migliaia le comunicazioni di pagamento che in questi giorni stanno raggiungendo i cittadini del Sannio per visite specialistiche ed esami diagnostici prenotati e poi non effettuati presso l’ospedale Rummo di Benevento.Gli avvisi, inviati attraverso l’Agenzia delle Entrate, riguardano prestazioni alle quali gli utenti non si sono presentati senza aver provveduto, secondo quanto previsto dalla normativa, alla disdetta entro i termini stabiliti. L’importo richiesto corrisponde al ticket che sarebbe stato dovuto per la prestazione.La particolarità della campagna di recupero riguarda anche il suo carattere retroattivo: gli addebiti possono riferirsi a prenotazioni risalenti a partire dal primo settembre 2016.Anche 13 avvisi per lo stesso cittadinoLa mole delle comunicazioni sta provocando attenzione e preoccupazione tra gli utenti. In alcuni casi, infatti, le persone si sono viste recapitare fino a 13 distinti avvisi di pagamento, relativi ad altrettante prestazioni prenotate e non effettuate.Il meccanismo nasce dall’esigenza, prevista dalla normativa, di contrastare il fenomeno delle prenotazioni che rimangono inutilizzate e che contribuiscono a occupare posti nelle agende sanitarie senza che la prestazione venga poi erogata.Il principio alla base delle disposizioni è quello di evitare che una visita o un esame rimangano bloccati inutilmente quando il paziente sa di non poter più rispettare l’appuntamento, permettendo così di riassegnare quello spazio ad altri utenti.Escluso il periodo più critico della pandemiaNel recupero degli importi non rientrano, invece, le prestazioni non effettuate durante il periodo dell’emergenza Covid.In quella fase, infatti, il funzionamento ordinario delle strutture sanitarie era profondamente condizionato dall’emergenza: molte agende di prenotazione erano chiuse, numerosi ambulatori erano sospesi o operavano con attività ridotta e le prescrizioni tendevano a concentrarsi sugli accertamenti considerati urgenti e non rinviabili.La situazione di quegli anni costituisce quindi un capitolo distinto rispetto alle prestazioni oggetto degli attuali avvisi.Il Cup verifica le assenze giustificateLa ricezione dell’avviso non significa però necessariamente che ogni posizione sia destinata a trasformarsi in un pagamento definitivo.Il Cup dell’ospedale Rummo sta infatti procedendo all’analisi delle ricette e delle singole prestazioni non effettuate, valutando anche la documentazione che gli utenti possono presentare per dimostrare che l’assenza sia stata determinata da una circostanza improvvisa e imprevedibile.Tra le situazioni che possono essere documentate rientrano, ad esempio, un improvviso aggravamento delle condizioni di salute di una persona già affetta da una patologia importante, un lutto familiare oppure un incidente stradale. L’elemento fondamentale è che l’impedimento possa essere dimostrato attraverso una documentazione verificabile, anche a distanza di tempo.Quando la giustificazione risulta documentata secondo le procedure previste, l’utente può chiedere l’annullamento dell’addebito attraverso l’apposita procedura.In assenza di una giustificazione riconosciuta, invece, la richiesta di pagamento potrà proseguire secondo l’iter previsto fino all’eventuale iscrizione a ruolo.L’appello dell’ospedale: disdire per liberare i postiIl tema era tornato al centro dell’attenzione già nel mese di luglio, quando l’ospedale aveva invitato gli utenti a disdire tempestivamente visite ed esami che non avrebbero potuto effettuare.Una semplice comunicazione di rinuncia consente infatti di rendere nuovamente disponibile il posto in agenda e di permettere a un altro paziente di usufruire della prestazione. Un meccanismo particolarmente rilevante in un sistema sanitario alle prese con liste d’attesa e domanda crescente di prestazioni specialistiche.La normativa stabilisce inoltre che la mancata presentazione a una prestazione regolarmente prenotata, in assenza di una disdetta effettuata nei tempi previsti, possa comportare l’addebito di una somma equivalente al ticket dovuto.Una regola che può riguardare anche chi beneficia dell’esenzione dal pagamento del ticket.Disdette anche via telefono o emailPer evitare il problema delle prenotazioni inutilizzate, il Rummo ha messo a disposizione diverse modalità per comunicare la rinuncia all’appuntamento.La disdetta può essere effettuata direttamente presso il Cup dell’ospedale, attraverso comunicazione via email oppure telefonicamente utilizzando il servizio Cup Recall.Quest’ultimo è operativo dal febbraio 2024 e nasce proprio con l’obiettivo di recuperare gli appuntamenti che rischiano di rimanere inutilizzati. Attraverso il sistema di richiamata automatizzata, l’utente può essere contattato per confermare o meno la propria presenza, con la possibilità di liberare il posto quando la prestazione non sarà più necessaria.Una regola in vigore da anniUno degli aspetti che stanno emergendo in queste settimane riguarda infine la conoscenza, da parte degli utenti, delle conseguenze legate alla mancata disdetta.La normativa che disciplina il pagamento della prestazione non fruita risale infatti a diversi anni fa. Secondo quanto rilevato nell’ambito della vicenda, molti cittadini sarebbero venuti a conoscenza in maniera più esplicita delle conseguenze della mancata cancellazione soltanto con le comunicazioni e gli avvisi diffusi nel corso di quest’anno.Il risultato è ora una consistente attività di recupero degli importi arretrati, mentre il Cup è chiamato a esaminare le singole posizioni e la documentazione prodotta dagli utenti.Per i cittadini che ritengono di aver avuto un motivo valido e documentabile per non essersi presentati all’appuntamento, il passaggio fondamentale sarà quindi quello di seguire la procedura prevista e fornire gli elementi necessari a dimostrare l’impossibilità di usufruire della prestazione.