"Facevano spogliare Marzia e la picchivano con una cinghia"

La 29enne milanese fu uccisa nella notte del 7 marzo 2022 al termine di una lunga vicenda

A cura di Redazione
18 settembre 2026 08:30
"Facevano spogliare Marzia e la picchivano con una cinghia" -
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«Dal 2020 sentivo Marzia piangere e lamentarsi. Una volta le urla erano più forti. Mi affacciai alla finestra e vidi la ragazza con i pantaloni abbassati mentre Damiano Noschese la picchiava con una cintura». È una testimonianza pesante quella resa ieri davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Salerno da Filomena D’Elia, vicina di casa della famiglia Vacchiano e già finita sotto accusa per falsa testimonianza dopo la deposizione del 22 maggio 2025.La donna ha deciso di cambiare versione e di raccontare ai giudici ciò che, secondo il suo nuovo racconto, avrebbe visto e sentito negli anni in cui Marzia Capezzuti viveva nell’abitazione popolare di via Verdi, a Pontecagnano. La 29enne milanese fu uccisa nella notte del 7 marzo 2022, al termine di una lunga vicenda segnata, secondo la ricostruzione dell’accusa, da violenze e sevizie.D’Elia ha spiegato di aver taciuto per paura. «Conosco Barbara Vacchiano da 50 anni, mi fa paura: sarebbe capace di tutto. Io sono una donna sola con due figlie, devo tutelarle», ha dichiarato in aula. Una reticenza che oggi dice di voler superare, sostenendo di aver deciso di affidarsi alla giustizia e di correggere quanto affermato nella precedente udienza.La testimone ha raccontato anche di aver cercato, almeno in forma anonima, di segnalare la situazione. «Ho fatto due denunce anonime ai carabinieri per dire che al civico 24 c’era una ragazza in pericolo», ha riferito. Secondo il suo racconto, Marzia si sarebbe rivolta più volte a lei per chiedere antidolorifici e le avrebbe confidato di aver tentato una fuga. «Era arrivata alla stazione, ma i Vacchiano l’avevano picchiata e le avevano tolto i documenti», ha aggiunto.D’Elia ha precisato di non essere mai entrata nella casa della famiglia, ma di aver sentito più volte le urla della giovane e persino le sue suppliche per poter andare in bagno. Avrebbe inoltre notato i segni delle percosse. «I lividi sul suo viso c’erano, mia figlia aveva fatto delle fotografie per farmeli vedere», ha raccontato.La notte del 7 marzoParticolare attenzione è stata dedicata anche alla sera in cui Marzia scomparve e venne poi uccisa. Agli atti del processo c’è una conversazione intercettata nella quale D’Elia raccontava che la ragazza sarebbe stata caricata su un'auto dai Vacchiano. In aula, però, la donna ha precisato di non aver assistito personalmente alla scena.«Quella notte ero a casa del mio compagno. Le cose dette in quella telefonata me le aveva raccontate la nuora della Vacchiano, che mi disse che quella sera era lì», ha spiegato. Secondo quanto riferito dalla testimone, la nuora avrebbe raccontato anche le ultime parole pronunciate da Marzia prima di essere portata via: «Dove mi portate? È buio».Quando D’Elia sarebbe tornata nella zona, della ragazza e dell’auto non ci sarebbe stata più traccia. «Quindi presumo che se la siano portata con la macchina», ha dichiarato.Nel suo racconto è tornato anche il riferimento alle condizioni fisiche della giovane, che secondo la testimone sarebbero progressivamente peggiorate. «Aveva le gambe gonfie, non poteva camminare», ha detto, aggiungendo una frase particolarmente forte: «Da quando era arrivata era diventata un mostro».Infine, D’Elia ha ribadito il motivo per cui, a suo dire, avrebbe scelto di non parlare in precedenza. «La Vacchiano mi fa più paura degli altri, la temono tutti. Sono stata reticente perché ho paura». E ha riferito di presunte minacce ricevute dopo la morte di Marzia: «Diceva che quando questa storia sarebbe finita, ci avrebbe “presi” ad uno ad uno».Le dichiarazioni rese ieri dovranno ora essere valutate nel quadro complessivo del processo, insieme agli altri elementi raccolti sulla morte della 29enne e alle precedenti deposizioni della stessa testimone.

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