Detenuta incinta perde il bambino
viene posta la questione della possibilità di effettuare, laddove le condizioni cliniche lo avessero consentito, una valutazione ginecologica direttamente presso la struttura
Una gravidanza segnata da perdite ematiche, diversi ricorsi alle cure ospedaliere e, infine, la perdita del bambino. È la vicenda che riguarda una detenuta ospitata all’Icam di Lauro e che ora spinge il garante regionale dei detenuti, Samuele Ciambriello, a chiedere un approfondimento sul percorso sanitario seguito dalla donna durante la gestazione.La detenuta, indicata dal garante come signora Layme, era arrivata nella struttura di Lauro il 27 luglio, proveniente dal Polo Penitenziario di Rebibbia, quando la gravidanza era ancora nelle fasi iniziali. Pochi giorni più tardi sono comparsi i primi problemi: dal 9 agosto la donna avrebbe iniziato ad avere ripetute perdite di sangue.La situazione ha comportato tre accessi al pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino, avvenuti il 9, il 14 e il 19 agosto. In occasione delle visite, secondo quanto riferito da Ciambriello, alla donna sarebbero state prescritte terapie con progesterone, riposo e successivi adeguamenti della cura farmacologica.Il ripetersi degli episodi ha portato quindi a una nuova valutazione della situazione. Il 20 agosto, spiega il garante, una relazione è stata trasmessa al magistrato competente, proprio per valutare se fosse necessario individuare per la detenuta una collocazione differente, considerata la necessità di un livello di assistenza continuativa che, secondo Ciambriello, sarebbe stato difficile assicurare direttamente all’interno dell’Icam.Il 24 agosto è arrivata l’autorizzazione al ricovero ospedaliero. La donna è stata quindi accompagnata nuovamente al Moscati di Avellino, dove è stata ricoverata per ulteriori accertamenti.Il giorno successivo gli esami ecografici hanno evidenziato l’assenza di attività cardiaca fetale. La gravidanza si è così interrotta e la detenuta è stata sottoposta a un intervento di revisione cavitaria strumentale. Terminato il percorso ospedaliero, è stata trasferita nella casa circondariale di Bellizzi Irpino.È proprio sulle modalità con cui è stata gestita l’assistenza prima del ricovero che Ciambriello chiede ora di accendere un faro. Il garante sottolinea che l’intento non è quello di attribuire responsabilità per la perdita della gravidanza, ma di verificare se, considerando la particolare situazione clinica, il percorso seguito fosse quello maggiormente adeguato.In particolare, viene posta la questione della possibilità di effettuare, laddove le condizioni cliniche lo avessero consentito, una valutazione ginecologica direttamente presso la struttura. L’obiettivo sarebbe stato quello di ridurre la necessità di trasferimenti ripetuti verso l’ospedale e lo stress fisico e psicologico collegato agli spostamenti per una donna già alle prese con una gravidanza problematica.La richiesta del garante riguarda più in generale l’organizzazione dell’assistenza sanitaria all’interno dell’Icam di Lauro. Ciambriello sollecita una verifica sulla programmazione e sulla frequenza delle visite ginecologiche e pediatriche, oltre che sui bilanci di salute, chiedendo che la struttura possa contare in maniera costante sul supporto delle competenze e dei presidi dell’Asl.Il tema assume particolare rilevanza anche per la presenza dei bambini all’interno dell’Icam. Attualmente nella struttura si trovano 15 donne e 15 figli, mentre tra le ospiti c’è anche un’altra detenuta in gravidanza. Garantire continuità e adeguatezza delle cure significa quindi tutelare contemporaneamente la salute delle donne e quella dei minori che vivono con loro.Per il garante, inoltre, la perdita del bambino rappresenta un evento che non può essere affrontato soltanto dal punto di vista clinico. La donna avrebbe bisogno anche di un adeguato sostegno psicologico per affrontare il lutto e le conseguenze emotive della perdita.Da qui l’ulteriore richiesta di valutare, almeno temporaneamente, una sistemazione maggiormente compatibile con le condizioni fisiche ed emotive della detenuta prima del trasferimento in carcere. Ciambriello torna infine a richiamare il tema delle misure alternative alla detenzione, indicando in particolare la detenzione domiciliare e l’accoglienza in comunità alloggio come possibili strumenti da valutare per le donne in gravidanza e per le madri detenute con figli.