Dalla bonifica della galleria spuntano armi e munizioni
Resta da capire se il materiale recuperato possa fornire indicazioni utili agli investigatori per risalire a chi lo abbia abbandonato
La bonifica della galleria alla rotonda di Arzano, a lungo indicata come una vera e propria «discesa all’inferno», torna a fare i conti con nuove sorprese. Dopo la pausa estiva sono riprese le attività di pulizia del tunnel e, tra le tonnellate di rifiuti accumulate nel corso degli anni, gli operai della ditta incaricata dal Commissariato per le discariche abusive avrebbero rinvenuto anche una pistola, alcuni proiettili e diverse targhe di automobili risultate rubate.Il materiale è stato recuperato durante le operazioni di selezione dei rifiuti. Complessivamente, finora, sono state raccolte e selezionate circa dieci tonnellate di spazzatura. L’intervento proseguirà nelle prossime settimane e non si esclude che possano emergere ulteriori elementi.L’arma rinvenuta sarebbe una scacciacani. Pistola e munizioni sono state comunque sequestrate e saranno sottoposte alle procedure previste per lo smaltimento. Resta invece da capire se il materiale recuperato possa fornire indicazioni utili agli investigatori per risalire a chi lo abbia abbandonato. Un accertamento reso particolarmente complesso dal tempo trascorso e dall’enorme quantità di rifiuti presenti all’interno della struttura.La storia della galleria affonda le proprie radici in un progetto mai completato. L’infrastruttura era stata concepita circa trent’anni fa per collegare, attraverso la metropolitana, i comuni dell’area a nord di Napoli con Piscinola. I lavori, però, furono sospesi il 23 gennaio 1996. Da allora il tunnel è progressivamente diventato un enorme deposito clandestino, capace di inghiottire e nascondere tonnellate di materiali di diversa natura e provenienza.A riportare l'attenzione sull'area, nell'ottobre del 2019, fu un cronista locale del Roma, che, dopo aver raccolto anche le segnalazioni di alcuni cittadini, decise di scendere lungo il tratto di accesso alla galleria, documentando con fotografie e video le condizioni dell’area. Una discesa lunga circa 150 metri, con rifiuti accumulati su entrambi i lati e una quantità di materiale tale da trasformare il sito in una vera bomba ecologica.Dopo quelle immagini furono allertati la polizia locale e i carabinieri. Uno degli aspetti che colpì maggiormente chi effettuò i primi sopralluoghi fu la modalità con cui parte dei rifiuti risultava sistemata: il materiale sarebbe stato disposto con una certa meticolosità, quasi a renderlo meno visibile dalla strada.Anche l’Arpac, dopo un primo sopralluogo effettuato all’epoca, aveva evidenziato la particolare situazione di rischio, segnalando la possibilità di incendi e di fenomeni di combustione con conseguenze potenzialmente pericolose.La vicenda fu successivamente inserita in un dossier portato all’attenzione anche della Procura e del commissario straordinario per le bonifiche delle discariche abusive, il generale Giuseppe Vadalà. Un percorso segnato, secondo quanto riportato nel dossier, anche da una lunga inerzia istituzionale e da presunte minacce e tentativi di ostacolare l’attività di denuncia e approfondimento.Ora la bonifica è entrata in una nuova fase. Le dieci tonnellate di rifiuti già raccolte rappresentano soltanto una parte dell’enorme quantità accumulata nel sottosuolo nel corso di decenni. E il ritrovamento della pistola, dei proiettili e delle targhe rubate dimostra come le operazioni di pulizia possano portare alla luce materiali di natura molto diversa, rendendo possibile anche l'emersione di ulteriori elementi sui quali saranno eventualmente chiamati a lavorare gli investigatori.