Cure per un tumore che non c'era, condannato finto medico

Il processo, durato quattro anni e articolato in venti udienze, ha ricostruito passo dopo passo il rapporto tra la donna e Graziano

A cura di Redazione
16 settembre 2026 08:00
Cure per un tumore che non c'era, condannato finto medico -
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Undici anni e dieci mesi di reclusione per la morte di Angela Russo, la 54enne deceduta nel 2021 a Mirabella Eclano, nel Beneventano, dopo essere stata sottoposta a terapie che, secondo quanto ricostruito nel processo, le erano state prescritte da un uomo che si era presentato come medico senza esserlo. È la sentenza pronunciata al termine del processo di primo grado nei confronti di Angelo Graziano, 37 anni, residente a Montefusco e domiciliato a San Giorgio del Sannio.Per l’imputato, difeso dall’avvocato Carlo Taormina, il tribunale ha riconosciuto la responsabilità per omicidio preterintenzionale, truffa, lesioni aggravate ed esercizio abusivo della professione medica.La vicenda ruota attorno a una diagnosi che, secondo quanto emerso dagli accertamenti, non aveva alcun fondamento: ad Angela Russo sarebbe stato fatto credere di avere un tumore. Un male che, come successivamente accertato, non era mai esistito. Alla donna erano state quindi proposte e praticate delle terapie che non rientravano nei protocolli medici ufficiali.Tra queste le autoemotrasfusioni ozonizzate, procedure nelle quali il sangue viene prelevato dal paziente e successivamente trattato e reinfuso. Secondo la ricostruzione processuale, proprio una di queste procedure avrebbe avuto conseguenze fatali per la 54enne.Il processo, durato quattro anni e articolato in venti udienze, ha ricostruito passo dopo passo il rapporto tra la donna e Graziano e le circostanze che precedettero la sua morte. Un elemento centrale dell'inchiesta è stato rappresentato dagli accertamenti medico-legali e dalla perizia disposta dalla Procura.Dagli esami, secondo quanto emerso nel procedimento, Angela Russo non presentava il tumore che le era stato diagnosticato. La donna sarebbe stata quindi sottoposta a trattamenti per una patologia che in realtà non aveva.La perizia avrebbe inoltre individuato nella procedura effettuata una delle cause determinanti del decesso. La 54enne morì infatti a causa di un edema polmonare che, secondo la ricostruzione dell'accusa e gli accertamenti acquisiti nel processo, sarebbe stato provocato dalle trasfusioni.Durante le procedure, inoltre, le sarebbe stato somministrato un farmaco di libera vendita nelle farmacie, prescritto da un medico tedesco. Un insieme di elementi che è finito al centro del procedimento penale e che ha portato alla contestazione, nei confronti di Graziano, di una pluralità di reati.Particolarmente significativo anche l'aspetto relativo alla qualifica dell'imputato. Nel corso del processo è infatti emerso che Graziano non era un medico. Il titolo professionale in suo possesso era quello di massaggiatore capo bagnino, ma secondo la ricostruzione dell'accusa si sarebbe presentato ad Angela Russo come un professionista abilitato a formulare diagnosi e prescrivere trattamenti.La sentenza di primo grado ha dunque riconosciuto la responsabilità dell'imputato per i reati contestati. Oltre alla pena detentiva di 11 anni e 10 mesi, il tribunale ha disposto nei suoi confronti l'interdizione perpetua dai pubblici uffici e l'interdizione legale per l'intera durata dell'espiazione della pena.Graziano è stato inoltre condannato al pagamento di una provvisionale di 10mila euro per ciascuna delle parti civili costituite, oltre al risarcimento dei danni, da determinare in sede civile, e al pagamento delle spese processuali.La lettura della sentenza ha rappresentato un momento particolarmente importante per i familiari di Angela Russo, che per quattro anni hanno atteso l'esito del procedimento. A commentare il verdetto è stata l'avvocata Cinzia Capone, legale della famiglia della donna.«Ci ho creduto, ho riposto in questo processo quasi tutte le mie energie: notti insonni e attacchi di mal di pancia per costruire e dimostrare la strategia più giusta», ha dichiarato il legale dopo la lettura del dispositivo, sottolineando la lunga battaglia giudiziaria affrontata dalla famiglia.«Oggi abbiamo raggiunto la verità. Giustizia è fatta davvero», ha aggiunto.L'avvocata ha poi rivolto il proprio pensiero alla madre anziana di Angela, che ha seguito il processo e ha assistito alle udienze nel corso degli anni. «Lo dovevo all'anziana madre vestita di nero che ha dovuto subire il dolore innaturale di sopravvivere alla propria figlia», ha detto Capone, ricordando la presenza costante della donna in aula.Un dolore reso ancora più difficile dalla circostanza che Angela Russo era madre di due figli, rimasti senza la loro madre dopo la morte avvenuta nel 2021.La sentenza chiude il primo grado di giudizio, ma il procedimento potrà naturalmente proseguire nei successivi gradi previsti dalla legge. Le responsabilità riconosciute dal tribunale di primo grado dovranno quindi essere valutate anche alla luce dell'eventuale seguito processuale.Al centro della vicenda resta comunque la storia di una donna alla quale, secondo quanto ricostruito nel processo, sarebbe stata diagnosticata una malattia inesistente e che sarebbe stata sottoposta a trattamenti non riconducibili ai protocolli ufficiali, fino alle conseguenze che portarono alla sua morte. Un caso che ha sollevato interrogativi particolarmente delicati sull'esercizio abusivo della professione sanitaria e sui rischi legati a terapie praticate al di fuori dei percorsi medici riconosciuti.

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