Commando ruba tutti i telefoni di Napolitano Store finiti all'asta
Un'azione che, stando alla ricostruzione iniziale, sarebbe stata studiata nei dettagli e portata a termine in poco tempo
Blitz nella notte nella zona industriale ASI di Giugliano in Campania, dove un commando composto, secondo le prime informazioni, da sei persone avrebbe fatto irruzione all'interno di un deposito destinato alla custodia dei beni sottoposti a procedura giudiziaria.I malviventi avrebbero agito con un obiettivo ben preciso, dirigendosi direttamente verso il locale nel quale erano custoditi numerosi smartphone Apple sequestrati nei mesi scorsi all'imprenditore e tiktoker Angelo Napolitano, già manager della catena “Napolitano Store”.Un'azione che, stando alla ricostruzione iniziale, sarebbe stata studiata nei dettagli e portata a termine in poco tempo. Il gruppo avrebbe raggiunto il deposito situato in via Circumvallazione Esterna, nella zona ASI, entrando nella struttura e puntando senza esitazioni all'area in cui erano custoditi i dispositivi elettronici.Il furto alla vigilia dell'asta giudiziariaA rendere particolarmente significativo l'episodio è anche la tempistica. Il raid sarebbe infatti avvenuto proprio alla vigilia dell'asta giudiziaria promossa dalla Procura di Nola, che avrebbe dovuto svolgersi oggi e nella quale erano destinati a essere messi all'asta anche i beni sottoposti a sequestro.Il valore complessivo degli smartphone sottratti sarebbe di diverse migliaia di euro. La quantificazione precisa del bottino è però ancora in corso e dovrà essere stabilita dagli investigatori sulla base dell'inventario dei dispositivi presenti nel deposito.L'azione appare quindi indirizzata verso beni ben specifici, circostanza che sarà uno degli elementi al vaglio degli inquirenti per ricostruire come il commando possa aver saputo della presenza degli smartphone all'interno della struttura.Indagini dei CarabinieriSul furto sono in corso le indagini dei Carabinieri della Compagnia di Giugliano in Campania, intervenuti per effettuare i rilievi e avviare tutti gli accertamenti necessari.Gli investigatori stanno lavorando alla ricostruzione della dinamica dell'irruzione, cercando di stabilire innanzitutto come i malviventi siano riusciti ad accedere al deposito e quali siano state le modalità utilizzate per raggiungere il locale di custodia.Particolare attenzione viene riservata anche ai sistemi di videosorveglianza presenti nella zona ASI. Le immagini delle telecamere potrebbero fornire elementi utili per ricostruire gli spostamenti del commando, individuare eventuali veicoli utilizzati per il colpo e cercare di risalire all'identità delle persone coinvolte.Gli investigatori dovranno inoltre verificare se i sei componenti del gruppo abbiano agito tutti materialmente all'interno della struttura o se alcuni abbiano svolto funzioni di supporto e sorveglianza durante il raid.Sicurezza dei depositi giudiziari sotto i riflettoriL'episodio riaccende inevitabilmente il dibattito sulla sicurezza dei depositi utilizzati per custodire beni sottoposti a sequestro giudiziario. Si tratta infatti di strutture nelle quali vengono conservati beni di valore che, proprio per la loro natura, dovrebbero essere adeguatamente protetti fino alla definizione delle procedure previste dalla legge.In questo caso, la vicinanza temporale tra il furto e l'asta giudiziaria rappresenta uno degli aspetti che maggiormente stanno attirando l'attenzione degli investigatori. Al momento, tuttavia, non sono emersi elementi che consentano di stabilire eventuali responsabilità o collegamenti tra il raid e la procedura d'asta.Saranno gli accertamenti dei Carabinieri, insieme all'analisi delle immagini delle telecamere e ai rilievi effettuati all'interno del deposito, a chiarire la dinamica dell'accaduto.Intanto prosegue la quantificazione dei dispositivi sottratti e la raccolta di tutti gli elementi utili alle indagini. L'obiettivo degli investigatori è quello di ricostruire ogni fase del blitz e identificare i responsabili del furto, in un'inchiesta che ora punta anche a comprendere come il commando abbia potuto individuare con tanta precisione il luogo in cui erano custoditi gli smartphone.