Bimbo autistico picchiato, la mamma rompe il silenzio: "Telecamere a scuola"

I primi sospetti dei genitori sarebbero nati dopo aver notato alcuni lividi sul corpo del figlio

A cura di Redazione
05 settembre 2026 06:00
Bimbo autistico picchiato, la mamma rompe il silenzio: "Telecamere a scuola" -
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È ancora profondamente provata Lucia, la madre del bambino con autismo non verbale che, secondo la denuncia della famiglia, sarebbe stato sottoposto a maltrattamenti all’interno di una scuola di Scampia da parte di personale di sostegno. La vicenda era stata portata all’attenzione dell’opinione pubblica da Il Mattino nel novembre scorso e nelle ultime ore ha registrato un nuovo sviluppo giudiziario: dopo la formalizzazione della denuncia, le registrazioni audio raccolte dalla famiglia sono state consegnate ai carabinieri e sulla vicenda è stato aperto un fascicolo d’indagine.Il materiale acquisito dagli investigatori dovrà ora essere esaminato per ricostruire quanto sarebbe accaduto all’interno dell’istituto. La famiglia sostiene che il bambino, affetto da autismo non verbale, sarebbe stato vittima di episodi di violenza fisica e psicologica. I primi sospetti dei genitori sarebbero nati dopo aver notato alcuni lividi sul corpo del figlio. Da quel momento la madre avrebbe deciso di raccogliere elementi utili per comprendere l’origine di quei segni, arrivando a cucire un dispositivo di registrazione negli abiti del bambino.Dalle tracce audio, secondo quanto riferito dalla famiglia, emergerebbero urla, insulti e rumori che potrebbero essere compatibili con episodi di percosse. Saranno ora gli inquirenti a stabilire l’effettiva natura di quei suoni e, soprattutto, a verificare le responsabilità eventualmente coinvolte.In un’intervista a Il Mattino, come riportato dal quotidiano, Lucia racconta di vivere ancora una situazione di forte sofferenza. «Siamo ancora terribilmente scossi», spiega la donna, sottolineando come l’ultimo anno sia stato segnato prima dalla necessità di confrontarsi con ciò che il figlio avrebbe vissuto e poi dalla decisione di rendere pubblica la vicenda. A rappresentare oggi un motivo di sollievo è soprattutto il miglioramento delle condizioni del bambino, che nel frattempo ha cambiato istituto.La madre racconta infatti di vedere progressi quotidiani. Il figlio, secondo quanto riferisce, starebbe recuperando gradualmente serenità e mostrando piccoli ma significativi miglioramenti. La famiglia guarda inoltre con fiducia all’attività della magistratura, nella convinzione che gli accertamenti possano contribuire a ricostruire quanto accaduto.Uno degli aspetti che maggiormente hanno colpito la madre riguarda il trattamento che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe stato riservato al bambino anche quando cercava di comunicare. Essendo non verbale, ogni tentativo di espressione rappresenta per la famiglia un importante passo avanti. Lucia riferisce a Il Mattino che il figlio, in una circostanza, avrebbe cercato di imitare il verso di un uccello, ricevendo però, secondo il racconto della donna, una reazione derisoria e offensiva proprio da parte di chi avrebbe dovuto occuparsi della sua assistenza.Per la madre, il problema non si sarebbe quindi limitato ai presunti episodi di violenza fisica. La denuncia riguarderebbe anche comportamenti che, sempre secondo la ricostruzione familiare, avrebbero inciso sulla dignità del minore e sulla possibilità di essere seguito secondo le sue specifiche necessità. «L’autismo non è uno scherzo», sottolinea Lucia nell’intervista, chiedendo una maggiore preparazione degli operatori chiamati a lavorare con bambini con disabilità.La famiglia, tuttavia, mantiene il riserbo su ulteriori elementi acquisiti nel corso di questi mesi. La madre fa sapere di avere raccolto altro materiale che potrebbe rivelarsi importante, ma precisa che, d’intesa con il proprio legale, preferisce non divulgare ulteriori dettagli prima che gli accertamenti investigativi abbiano fatto il loro corso.A pesare, nel racconto della donna, non ci sono soltanto i presunti maltrattamenti, ma anche quella che considera una mancata vicinanza da parte dell’ambiente scolastico. Lucia riferisce a Il Mattino di non aver ricevuto, a suo giudizio, adeguati segnali di solidarietà da parte della dirigenza e di altri componenti dell’istituto. La madre si interroga inoltre su come sia stato possibile che eventuali episodi problematici non siano stati rilevati da chi frequentava quotidianamente quella classe.Anche il comportamento degli altri genitori viene indicato dalla donna tra gli elementi più dolorosi della vicenda. Secondo il suo racconto, sarebbe mancata una concreta manifestazione di sostegno alla famiglia, anche se alcuni genitori, direttamente o indirettamente, avrebbero fornito informazioni che hanno contribuito a delineare ulteriormente il quadro sul quale oggi stanno lavorando gli investigatori.Dalla vicenda personale del figlio, Lucia fa quindi partire una richiesta che riguarda l’intero sistema scolastico. La madre chiede maggiore tutela per i bambini con disabilità e, in particolare, l’installazione di sistemi di videosorveglianza negli istituti scolastici. A suo avviso, telecamere adeguatamente regolamentate potrebbero contribuire a prevenire comportamenti illeciti e a individuare eventuali responsabilità.«Il caso di mio figlio purtroppo non è isolato», afferma la donna nell’intervista a Il Mattino, sostenendo di essere a conoscenza di altre situazioni analoghe. La sua richiesta è dunque che episodi di questo tipo non vengano più lasciati all’interno di una zona d’ombra e che le famiglie possano contare su strumenti capaci di garantire maggiore sicurezza.L’altra esigenza indicata dalla madre riguarda la formazione e l’adeguatezza del personale scolastico. Per seguire bambini con disturbi dello spettro autistico, sostiene Lucia, non sarebbe sufficiente la semplice presenza di un operatore: servirebbero competenze specifiche, attenzione e una reale capacità di comprendere le modalità comunicative e le necessità di ciascun bambino.Ora la parola passa agli inquirenti. Le registrazioni consegnate ai carabinieri, insieme agli altri elementi raccolti dalla famiglia, saranno oggetto degli accertamenti necessari a stabilire cosa sia realmente accaduto e se vi siano responsabilità penali. Per Lucia, però, al di là dell’esito dell’indagine, resta una richiesta precisa: che il percorso intrapreso dopo la sofferenza vissuta dal figlio possa contribuire a evitare che altri bambini e altre famiglie si trovino ad affrontare una situazione simile.

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