Autolavaggio da 5 anni sotto estorsione della camorra: due arresti

Un ruolo importante nell'indagine sarebbe stato svolto dalle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza

A cura di Redazione
18 settembre 2026 21:00
Autolavaggio da 5 anni sotto estorsione della camorra: due arresti -
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Un'attività estorsiva che, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe andata avanti per anni e avrebbe avuto come bersaglio il titolare di un autolavaggio di Mugnano di Napoli. È questo il quadro emerso dall'indagine condotta dai Carabinieri della Sezione Operativa della Compagnia di Marano di Napoli, che ha portato all'esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due persone.Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. I due indagati sono gravemente indiziati del reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso.L'inchiesta ha preso avvio il 28 luglio 2026, dopo la denuncia presentata dal titolare dell'attività commerciale. A partire da quella segnalazione, i militari hanno avviato una serie di accertamenti che hanno consentito, secondo l'ipotesi investigativa, di ricostruire una serie di episodi estorsivi che sarebbero iniziati già nel 2021.Le richieste di denaro e le intimidazioniUn ruolo importante nell'indagine sarebbe stato svolto dalle immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza dell'autolavaggio. I filmati, analizzati dai carabinieri, avrebbero consentito di documentare diversi episodi e di ricostruire le modalità con cui sarebbero state avanzate le richieste nei confronti dell'imprenditore.Secondo l'accusa, i due indagati si sarebbero presentati come appartenenti al clan Amato-Pagano, organizzazione di stampo mafioso storicamente attiva nell'area a nord di Napoli. Il riferimento al gruppo criminale sarebbe stato utilizzato, secondo la ricostruzione investigativa, per esercitare pressione sulla vittima e convincerla a consegnare le somme di denaro richieste.Non si sarebbe trattato, dunque, di un episodio isolato. Gli accertamenti avrebbero fatto emergere una condotta ripetuta nel tempo, con richieste che sarebbero proseguite per diversi anni.Tra gli episodi ritenuti più significativi dagli investigatori figura anche un atto intimidatorio avvenuto dopo che l'imprenditore avrebbe deciso di non assecondare una delle pretese avanzate nei suoi confronti.In quella circostanza, la porta d'ingresso dell'autolavaggio sarebbe stata chiusa con una catena e un lucchetto. Un gesto che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto una precisa funzione intimidatoria e sarebbe servito a rafforzare la pressione esercitata sull'imprenditore.Un secondo filone coinvolge uno degli indagatiNell'ambito degli accertamenti è emerso anche un ulteriore episodio che riguarda uno dei due destinatari della misura cautelare.L'uomo era infatti già stato arrestato in relazione a due tentate estorsioni che, secondo l'accusa, sarebbero state commesse il 24 e il 26 agosto 2026 ai danni di un dipendente di una società impegnata nei lavori di manutenzione della rete fognaria nel territorio di Mugnano.Anche in questo caso, al centro della vicenda ci sarebbero state presunte richieste riconducibili al clan. La vittima sarebbe stata minacciata di morte con l'obiettivo di costringere la società per la quale lavorava a "regolarizzare" la propria posizione nei confronti dell'organizzazione criminale.Gli episodi sono ora confluiti nel più ampio quadro investigativo che ha portato alla nuova misura cautelare.L'indagine partita dalla denuncia dell'imprenditoreLa denuncia presentata dal titolare dell'autolavaggio ha rappresentato il punto di partenza dell'inchiesta. Da quel momento, i carabinieri hanno raccolto elementi attraverso attività investigative e analisi dei sistemi di videosorveglianza, ricostruendo una sequenza di fatti che, secondo la Procura, avrebbe avuto origine diversi anni prima.Il materiale acquisito è stato quindi trasmesso all'autorità giudiziaria, che ha richiesto e ottenuto dal Tribunale di Napoli l'emissione della misura cautelare nei confronti dei due indagati.L'accusa contestata è quella di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Saranno ora gli sviluppi del procedimento a stabilire la consistenza degli elementi raccolti e le eventuali responsabilità degli indagati.L'operazione dei Carabinieri si inserisce nel quadro delle attività investigative condotte nell'area a nord di Napoli per contrastare i fenomeni estorsivi ai danni di commercianti, imprenditori e lavoratori. In questo caso, secondo la ricostruzione degli inquirenti, la pressione sulla vittima sarebbe proseguita per un periodo particolarmente lungo, fino alla denuncia che ha fatto scattare l'indagine.Per i due destinatari del provvedimento resta ferma la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.

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