Villaggio abusivo creato tra gli scogli per essere mimetizzato

Gli accertamenti hanno permesso di individuare anche scale e passaggi costruiti per collegare le diverse porzioni dell'insediamento

A cura di Redazione
18 agosto 2026 13:00
Villaggio abusivo creato tra gli scogli per essere mimetizzato -
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Un complesso di opere realizzate senza autorizzazioni e mimetizzate tra la vegetazione e le rocce è stato individuato dai carabinieri a Ischia, nella zona di Capo Grosso-Scarrupata, nel territorio di Barano. Un intervento che, secondo gli investigatori, avrebbe trasformato un tratto di costa particolarmente delicato in una sorta di struttura privata dotata di collegamenti, impianti e accessi ricavati direttamente nella roccia.L'operazione è arrivata al termine di un'attività investigativa avviata nel mese di luglio, durante la quale i militari hanno ricostruito la presenza di numerose opere realizzate in un'area sottoposta a vincoli ambientali e caratterizzata da un elevato rischio di dissesto.Scavi, impianti e strutture nascosteTra gli interventi individuati c'è una struttura di circa 32 metri quadrati, realizzata dopo lo sbancamento di circa cinque metri cubi di terreno. Nel sottosuolo sarebbero state inoltre collocate circa 120 metri di condotte destinate all'approvvigionamento idrico.Particolarmente articolato anche il sistema utilizzato per l'alimentazione elettrica. I responsabili avrebbero sfruttato una cavità naturale presente nella parete rocciosa, trasformandola in un deposito nel quale erano stati collocati un gruppo elettrogeno e un motore artigianale.Gli accertamenti hanno permesso di individuare anche scale e passaggi costruiti per collegare le diverse porzioni dell'insediamento. Un percorso di circa 16 metri sarebbe stato ricavato direttamente nella roccia, mentre una rete di tubazioni si sarebbe sviluppata fino a raggiungere un'abitazione situata nella parte superiore della parete.La struttura era stata mimetizzataUno degli aspetti che ha maggiormente attirato l'attenzione degli investigatori riguarda le modalità con cui le opere sarebbero state nascoste.Sulla struttura era stata sistemata una rete mimetica ricoperta di vegetazione, con l'obiettivo di renderla difficilmente individuabile dall'esterno e confonderla con la macchia mediterranea circostante.Per raggiungere l'area i carabinieri hanno utilizzato anche un'imbarcazione del Nucleo navale della Compagnia di Ischia. Una volta arrivati davanti alla costa, i militari hanno dovuto raggiungere a nuoto il tratto interessato, muovendosi tra gli scogli.Determinante anche l'utilizzo dei droni, che ha consentito di osservare dall'alto le porzioni dell'insediamento occultate dalla vegetazione e dalle conformazioni naturali del terreno.Un'area particolarmente fragileLa contestazione assume particolare rilievo anche per le caratteristiche del territorio nel quale sono state realizzate le opere.La zona è classificata dal Piano paesaggistico regionale come "Coste Alte" ed è sottoposta a vincoli paesaggistici e sismici. Il sito ricade inoltre in un'area classificata R4, con rischio di frana molto elevato.Gli interventi sarebbero stati realizzati nelle vicinanze di un impluvio naturale, cioè una zona destinata al naturale convogliamento delle acque piovane verso il mare. Una caratteristica che rende particolarmente delicato qualsiasi intervento sul terreno.Durante il sopralluogo sono stati trovati anche diversi materiali e strumenti che, secondo gli investigatori, avrebbero potuto essere utilizzati per proseguire i lavori: lamiere, traversine, seghe e trapani elettrici.Scattano i sequestriAlla luce degli elementi raccolti, i carabinieri della Stazione di Barano d'Ischia, in collaborazione con l'ufficio tecnico comunale, hanno proceduto a due sequestri preventivi.Le verifiche tecniche avrebbero inoltre escluso la possibilità di regolarizzare le opere attraverso una sanatoria, rafforzando il quadro delle contestazioni.Nel complesso sono state denunciate quattro persone, tra proprietari e comproprietari dei terreni. A loro vengono contestate, a vario titolo, violazioni della normativa edilizia e paesaggistica, oltre alle ipotesi di danneggiamento e deterioramento di beni culturali e ambientali.L'indagine dovrà ora accertare l'esatta natura degli interventi, le responsabilità dei soggetti coinvolti e l'eventuale necessità di ulteriori provvedimenti per ripristinare le condizioni originarie dell'area.

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