Sequestrati 14 microtelefoni in carcere
Il blitz ha consentito di individuare e recuperare un numero significativo di dispositivi
Quattordici telefoni cellulari sono stati sequestrati dagli agenti della Polizia Penitenziaria all’interno del reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Il blitz ha consentito di individuare e recuperare un numero significativo di dispositivi, riportando nuovamente l’attenzione sul problema dell’introduzione e dell’utilizzo di telefoni cellulari negli istituti penitenziari.A commentare l’operazione è stato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli, che ha rivolto un plauso agli agenti impegnati nei controlli.«Complimenti agli agenti della Polizia Penitenziaria per il blitz effettuato nel reparto Nilo del carcere di Santa Maria Capua Vetere, che ha portato al sequestro di 14 telefoni cellulari», ha dichiarato Borrelli, sottolineando come il ritrovamento rappresenti «un campanello d’allarme che non può essere ignorato».Il deputato evidenzia infatti il possibile utilizzo illecito dei dispositivi all'interno delle strutture carcerarie. «Il rischio – sostiene – è che questi strumenti vengano utilizzati non soltanto per mantenere rapporti con familiari e conoscenti, ma anche per impartire ordini, mantenere contatti con organizzazioni criminali, organizzare traffici illeciti o continuare a esercitare il proprio potere criminale anche dal carcere».La presenza di telefoni non autorizzati all'interno degli istituti penitenziari rappresenta quindi, secondo Borrelli, un tema che richiede particolare attenzione, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e il contrasto alle comunicazioni illegali con l'esterno.«Il carcere deve essere un luogo nel quale la pena viene effettivamente scontata nel rispetto della dignità della persona e delle garanzie previste dalla legge – ha aggiunto – ma deve anche mantenere una chiara funzione punitiva e di sicurezza».Da qui la richiesta di rafforzare i controlli e dotare gli istituti di strumenti tecnologici sempre più efficaci. «Non può trasformarsi in un luogo dal quale continuare indisturbati a comunicare e, soprattutto, a delinquere», ha affermato il parlamentare, chiedendo «controlli più frequenti e rigorosi, tecnologie adeguate per individuare i dispositivi e sanzioni severe per chi introduce, possiede o utilizza illegalmente cellulari all’interno delle carceri».Borrelli ha infine richiamato l'attenzione anche sulle condizioni di lavoro degli agenti della Polizia Penitenziaria, ritenendo necessario garantire loro maggiori risorse e strumenti: «Allo stesso tempo bisogna mettere la Polizia Penitenziaria nelle condizioni di lavorare con organici, strumenti e risorse adeguati».Il sequestro dei 14 cellulari riaccende così il dibattito sulla sicurezza negli istituti penitenziari e sulla necessità di impedire che dispositivi non autorizzati possano diventare uno strumento per mantenere contatti illeciti con l'esterno.