Ladra incinta e con un figlio di 9 mesi finisce in carcere
Dopo le polemiche nate nelle scorse ore, la madre e il piccolo sono stati trasferiti nell'Istituto a custodia attenuata per detenute madri
Una vicenda giudiziaria si è trasformata in un caso nazionale che riporta al centro dell'attenzione il tema della presenza dei bambini negli istituti penitenziari. Una giovane donna di 25 anni, di origine romena, arrestata dopo un furto commesso in un supermercato di Napoli e successivamente rintracciata dopo un periodo trascorso all'estero, è stata trasferita insieme al figlio di appena 9 mesi all'Icam di Lauro, in provincia di Avellino.La donna era stata individuata dalle forze dell'ordine dopo il rientro in Italia ed era stata condotta nella casa circondariale di Lecce. Con lei, però, era stato portato anche il suo bambino, oltre alla gravidanza in corso. La presenza di un neonato all'interno del carcere pugliese aveva provocato forti reazioni e acceso il dibattito pubblico sulla tutela dei minori che vivono una parte della loro vita in contesti detentivi.Dopo le polemiche nate nelle scorse ore, la madre e il piccolo sono stati trasferiti nell'Istituto a custodia attenuata per detenute madri di Lauro, una delle pochissime strutture di questo tipo presenti in Italia e l'unica attiva nel Centro-Sud al di sotto della Capitale.L'Icam di Lauro è stato pensato proprio per consentire alle madri detenute di vivere con i propri figli in un ambiente meno rigido rispetto a un carcere tradizionale. Tuttavia, il trasferimento ha riaperto una questione più ampia: anche queste strutture, pur con modalità diverse, restano comunque luoghi sottoposti a un regime penitenziario.Sul caso è intervenuta anche la politica. L'eurodeputata salentina Giorgia Tramacere ha annunciato l'intenzione di portare la vicenda all'attenzione del Parlamento europeo, attraverso una richiesta di audizione sul caso nato a Lecce e sulle condizioni dei minori che vivono insieme alle madri detenute.A livello locale, l'attenzione è ora puntata anche sulla struttura irpina. Il garante dei diritti delle persone detenute della provincia di Avellino, Carlo Mele, ha annunciato una visita all'Icam di Lauro per verificare direttamente la situazione. Secondo il garante, le recenti modifiche normative potrebbero portare a un aumento dei casi di madri detenute con figli al seguito.Il riferimento è alle nuove disposizioni introdotte dal cosiddetto Ddl Sicurezza, che hanno modificato la disciplina relativa al rinvio della pena per le madri con bambini piccoli, rendendo questa possibilità non più automatica in alcune situazioni. Una scelta che, secondo diversi garanti e associazioni impegnate sul tema, rischia di aumentare il numero di minori costretti a vivere all'interno di strutture penitenziarie.«Anche l'Icam, per quanto sia una struttura a custodia attenuata, resta un ambiente carcerario», ha sottolineato Mele, evidenziando come la permanenza dei bambini in questi luoghi possa avere conseguenze sul loro sviluppo. Il garante ha portato anche esempi concreti delle limitazioni quotidiane vissute dai piccoli ospiti, come il fatto che alcuni bambini crescano senza avere esperienze normali per la loro età, condizionati dall'ambiente in cui si trovano.Da qui l'appello a potenziare soluzioni alternative, come le case famiglia protette, strutture che consentano alle madri di scontare eventuali misure restrittive senza privare i figli di un ambiente più vicino alla normalità.All'interno dell'Icam di Lauro è attivo anche il progetto "SaVe Love - Curiamo la relazione", un percorso dedicato al sostegno della genitorialità nelle situazioni di detenzione, promosso dalla Fondazione della Comunità Salernitana con la collaborazione dell'associazione La Casa sulla Roccia. L'iniziativa è seguita dalla psicoterapeuta Emilia Preziuso e punta a rafforzare il rapporto tra madri e figli durante il periodo di permanenza nella struttura.Attualmente nell'Icam sono presenti diverse madri con i propri bambini. Le età dei piccoli ospiti sono molto basse: tra loro ci sono neonati e bambini fino ai cinque anni. La situazione evidenzia ancora una volta la delicatezza del tema, soprattutto quando riguarda la necessità di conciliare l'esecuzione della pena con il diritto dei minori a crescere in condizioni adeguate.Particolare attenzione ha suscitato anche il caso di una bambina nata da una detenuta ospite della struttura. Secondo quanto riferito, la madre sarebbe rimasta nell'Icam fino a poco prima del parto e sarebbe rientrata appena due giorni dopo la nascita della figlia.La vicenda riapre quindi una discussione complessa: da una parte la necessità di applicare le decisioni della magistratura, dall'altra l'esigenza di tutelare bambini che non hanno alcuna responsabilità per le vicende giudiziarie dei genitori. Il confronto tra istituzioni, garanti e operatori del settore resta aperto, con l'obiettivo di individuare soluzioni che mettano al primo posto il benessere dei minori.