Incendio nel carcere di Nisida dopo la scossa
la contemporanea interruzione dell'energia elettrica avrebbe reso ancora più complessa la gestione dell'emergenza
Le forti scosse di terremoto che hanno interessato l'area dei Campi Flegrei avrebbero provocato momenti di forte tensione anche all'interno dell'Istituto Penale per i Minorenni di Nisida. A lanciare l'allarme è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (Sappe), che parla di un incendio sviluppatosi nella struttura dopo il sisma e chiede un intervento urgente del Ministero della Giustizia per garantire la sicurezza di agenti e detenuti. Secondo quanto riferito dal sindacato, dopo la scossa principale si sarebbe sviluppato un rogo all'interno dell'istituto, mentre la contemporanea interruzione dell'energia elettrica avrebbe reso ancora più complessa la gestione dell'emergenza. Il Sappe sostiene che il personale in servizio abbia dovuto affrontare una situazione particolarmente delicata, caratterizzata dal rischio di disordini e dalla necessità di mettere in sicurezza i giovani ospiti della struttura.
Il coordinatore regionale del settore minorile del sindacato, Federico Costigliola, afferma che i Vigili del Fuoco, pur raggiungendo l'isola di Nisida, avrebbero incontrato difficoltà nell'accedere rapidamente all'istituto. Sempre secondo il Sappe, durante l'emergenza sarebbero emerse criticità nell'organizzazione delle procedure di evacuazione e nell'utilizzo dei sistemi antincendio, aspetti che il sindacato ritiene incompatibili con gli standard di sicurezza richiesti in una struttura penitenziaria.
Alla luce di quanto accaduto, il segretario generale del Sappe, Donato Capece, e lo stesso Costigliola chiedono la chiusura dell'Istituto Penale per i Minorenni di Nisida e il trasferimento dei detenuti in altre strutture ritenute più sicure. Per il sindacato, l'episodio rappresenterebbe un'ulteriore conferma delle criticità già segnalate negli ultimi anni riguardo alle condizioni dell'istituto.
Il Sappe ha inoltre espresso vicinanza agli agenti della Polizia Penitenziaria impegnati durante l'emergenza. Molti di loro, sottolinea il sindacato, hanno continuato a garantire il servizio all'interno del carcere mentre le proprie famiglie si trovavano nelle aree maggiormente colpite dal terremoto, vivendo ore di forte preoccupazione.
Nelle dichiarazioni diffuse dal sindacato, Capece ribadisce che, a suo avviso, la struttura di Nisida non offrirebbe più adeguate garanzie sotto il profilo della sicurezza, soprattutto in caso di eventi straordinari come un terremoto. Per questo motivo chiede alle istituzioni competenti di adottare decisioni rapide per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi in futuro.
Le richieste del Sappe non riguardano soltanto Nisida. Il sindacato richiama infatti l'attenzione anche sulla casa circondariale di Pozzuoli, dove, secondo quanto riferito, il personale della Polizia Penitenziaria continuerebbe a operare in una struttura che presenta criticità dal punto di vista della sicurezza, aggravate dalle recenti scosse sismiche che hanno interessato l'area flegrea.
Per il Sappe è necessario che il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria effettuino una verifica approfondita delle condizioni degli istituti interessati dal sisma e adottino tutte le misure ritenute necessarie per garantire la tutela del personale e dei detenuti.
Al momento non risultano comunicazioni ufficiali delle autorità competenti che confermino le criticità denunciate dal sindacato. Eventuali verifiche e accertamenti saranno demandati agli organi preposti.