Detenuta incendia la cella e attacca poliziotta

Le fiamme hanno rapidamente prodotto una consistente quantità di fumo

A cura di Redazione
15 agosto 2026 11:00
Detenuta incendia la cella e attacca poliziotta -
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Momenti di forte tensione nel carcere di Avellino, dove un’emergenza è scoppiata nel reparto femminile. Una detenuta, che secondo quanto riferito presenta problematiche psichiche, avrebbe appiccato un incendio all’interno della propria cella dando fuoco al materasso. Le fiamme hanno rapidamente prodotto una consistente quantità di fumo, rendendo necessario l’intervento della polizia penitenziaria. Proprio durante le operazioni per mettere in sicurezza il reparto, una delle agenti presenti ha accusato un malore dopo aver respirato i fumi sprigionati dall’incendio.

L’aggressione durante l’intervento

La situazione è diventata ancora più delicata quando la detenuta avrebbe reagito nei confronti degli agenti intervenuti. Nel corso dell’emergenza sarebbe stata aggredita una poliziotta, che ha riportato conseguenze tali da rendere necessario il ricorso alle cure mediche.

In un primo momento l’agente è stata assistita presso l’infermeria dell’istituto di Bellizzi Irpino. Successivamente è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino, dove i sanitari le hanno assegnato una prognosi di cinque giorni.

L’episodio riaccende così l’attenzione sulle difficoltà che il personale penitenziario deve affrontare quotidianamente, soprattutto nella gestione di detenuti con problematiche psichiatriche.

Il sindacato: «Personale lasciato solo»

Sulla vicenda è intervenuto Fabio Ciampi, delegato della Uil Fp, che ha denunciato condizioni di lavoro sempre più complesse all’interno della struttura avellinese.

Secondo il rappresentante sindacale, l’incendio e l’aggressione rappresentano l’ennesimo segnale di una situazione nella quale gli agenti sarebbero costretti a operare con risorse insufficienti e in condizioni di particolare difficoltà.

Sulla gestione delle detenute con problemi psichiatrici è intervenuto anche Raffaele Troise, responsabile dell'organizzazione sindacale. La richiesta è quella di rafforzare il personale e mettere a disposizione strumenti e protocolli adeguati per affrontare situazioni che possono richiedere anche competenze sanitarie specialistiche.

«La polizia penitenziaria non può essere lasciata sola», è in sintesi la posizione espressa dal sindacato, che chiede interventi strutturali per tutelare sia gli agenti sia le persone detenute.

Tre giorni fa sequestrato anche un cellulare

Sempre nel carcere di Avellino, nei giorni scorsi, si era verificato un altro episodio finito sotto i riflettori. Durante un controllo nel reparto infermeria, un agente avrebbe sentito un detenuto parlare mentre si trovava all'interno del bagno.

Insospettito, il poliziotto ha avvertito l’ispettore responsabile della sorveglianza generale. Gli agenti sono quindi intervenuti trovando il detenuto impegnato in una videochiamata con uno smartphone.

Il telefono, completo di scheda, è stato sequestrato e messo a disposizione delle autorità per gli accertamenti.

«Personale allo stremo»

Per Troise, anche quest'ultimo episodio testimonia la pressione alla quale è sottoposto il personale della casa circondariale, soprattutto in vista del periodo di Ferragosto.

Il sindacato denuncia una carenza di organico che costringerebbe gli agenti a turni particolarmente gravosi, con servizi che possono arrivare a 12 ore e continui rientri necessari per garantire la copertura dei reparti.

A tutto questo si aggiunge anche l'emergenza legata alla disponibilità di acqua all'interno dell'istituto. Per fronteggiare la situazione è stata predisposta un'autobotte, dopo il tavolo convocato a Palazzo di Governo dal prefetto Franca Fico.

Una serie di criticità che, secondo le organizzazioni sindacali, rende sempre più urgente un intervento per rafforzare organici e condizioni operative della struttura penitenziaria avellinese.

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