Angela muore a 43 anni dopo tre interventi
La Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici
«Chiedo giustizia per le mie figlie piccole. Voglio conoscere la verità e voglio che vengano accertate eventuali negligenze, colpe e responsabilità». È il dolore di Vincenzo Redina, marito di Angela Salzano, 43 anni, morta dopo settimane segnate da un drammatico percorso ospedaliero iniziato con un intervento programmato. La Procura di Napoli Nord ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e ha iscritto nel registro degli indagati quattro medici dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa. Si tratta del ginecologo che aveva eseguito l'intervento e dei tre componenti dell'équipe chirurgica che lo aveva affiancato.
L'inchiesta nasce dalla denuncia presentata dal marito della donna, assistito dagli avvocati Carmine Di Mauro e Ilaria Elberti. L'obiettivo della famiglia è comprendere se, nel corso delle settimane che hanno preceduto la morte, vi siano state eventuali condotte colpose o ritardi che possano aver influito sull'esito della vicenda.
L'intervento per il fibroma uterino
La storia di Angela Salzano è iniziata il 6 luglio, quando la 43enne è stata sottoposta all'ospedale San Giuseppe Moscati di Aversa a un'isterectomia totale programmata per l'asportazione di un fibroma uterino.
Si trattava, dunque, di un intervento programmato. Nelle ore e nei giorni successivi, però, le condizioni della donna avrebbero iniziato a peggiorare. Angela avrebbe accusato forti dolori addominali, mentre il quadro clinico diventava progressivamente più complesso.
Gli accertamenti avrebbero evidenziato un importante versamento biliare-addominale, fino a rendere necessario un nuovo intervento chirurgico in condizioni di emergenza.
Il secondo intervento e il sospetto di una perforazione
L'8 luglio la donna è stata sottoposta a un secondo intervento. È proprio sulla sequenza degli eventi successivi alla prima operazione che la Procura dovrà ora fare chiarezza.
Nella denuncia presentata dal marito viene avanzato il sospetto che durante l'isterectomia possa essersi verificata una perforazione intestinale. Un'ipotesi che, allo stato delle indagini, non può essere considerata accertata e che dovrà essere verificata attraverso la documentazione sanitaria, gli esami medico-legali e le consulenze degli specialisti.
La situazione clinica di Angela, intanto, avrebbe continuato a peggiorare, rendendo necessario un ulteriore intervento chirurgico. Successivamente la donna è stata trasferita all'ospedale Monaldi di Napoli, dove è stata ricoverata in terapia intensiva.
Il ricovero al Monaldi e il trattamento ECMO
Le condizioni della 43enne sono diventate sempre più critiche. Nel tentativo di sostenerne le funzioni vitali, i medici hanno fatto ricorso anche al trattamento ECMO, una procedura utilizzata nei casi di grave compromissione delle funzioni respiratorie e/o cardiocircolatorie.
Nonostante le cure e gli interventi messi in campo, Angela Salzano non è riuscita a superare la fase critica ed è deceduta.
La sua morte ha spinto la famiglia a chiedere l'intervento della magistratura per ricostruire nel dettaglio l'intero percorso clinico, dal primo intervento fino al trasferimento al Monaldi e al successivo decesso.
Quattro medici nel registro degli indagati
La Procura di Napoli Nord ha iscritto quattro sanitari nel registro degli indagati con l'ipotesi di omicidio colposo. Tra loro figura il ginecologo che aveva eseguito l'isterectomia e i tre componenti dell'équipe chirurgica presenti durante l'operazione.
L'iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un atto investigativo e non equivale a una dichiarazione di responsabilità. Saranno gli accertamenti della magistratura a stabilire se vi siano state condotte colpose e, soprattutto, se eventuali errori o omissioni abbiano avuto un ruolo nel successivo aggravamento delle condizioni della paziente.
Per fare luce sulla vicenda, la Procura ha nominato un pool composto da quattro esperti: un medico legale e tre specialisti rispettivamente in ginecologia e ostetricia, anestesia e rianimazione e anatomia patologica.
Anche le difese dei medici indagati hanno nominato propri consulenti, che procederanno con valutazioni autonome.
L'autopsia sarà fondamentale
Gli esperti dovranno esaminare la documentazione clinica e tutti gli elementi disponibili, compresi gli esiti dell'autopsia già eseguita. Il loro compito sarà ricostruire l'intero percorso sanitario della donna e individuare eventuali collegamenti tra il primo intervento, le complicazioni successive e il decesso.
Uno dei punti centrali dell'indagine sarà stabilire quando e come si sia determinato il grave quadro addominale e se l'eventuale perforazione intestinale ipotizzata dalla famiglia sia effettivamente avvenuta durante il primo intervento.
La valutazione dovrà necessariamente tenere conto anche delle condizioni della paziente, degli esami effettuati, delle decisioni assunte dai sanitari e dei tempi con cui sono stati eseguiti i successivi interventi.
La denuncia della famiglia
Nella denuncia presentata dal marito viene inoltre riferito un colloquio tra un familiare e un sanitario dell'ospedale, durante il quale il quadro clinico sarebbe stato collegato a una sospetta perforazione intestinale.
Secondo quanto riportato nell'atto, la conversazione sarebbe stata registrata e messa a disposizione dell'autorità giudiziaria. Anche questo elemento sarà ora sottoposto alle valutazioni degli investigatori e dei consulenti nominati dalla Procura.
La famiglia, attraverso il marito, chiede quindi che ogni passaggio venga verificato. Non soltanto le cause immediate della morte, ma l'intero percorso seguito da Angela dopo l'intervento programmato per la rimozione del fibroma.
«Giustizia per Angela, per me e per le mie bambine», ha ribadito Vincenzo Redina.
L'inchiesta dovrà stabilire cosa è realmente accaduto
La morte della 43enne resta dunque al centro di un'inchiesta giudiziaria che dovrà stabilire se vi siano state responsabilità e, soprattutto, se eventuali condotte colpose abbiano contribuito al tragico epilogo.
Al momento non esiste una ricostruzione definitiva e le responsabilità dei quattro medici sono tutte da accertare. L'indagine dovrà confrontare le diverse valutazioni dei consulenti, la documentazione sanitaria e gli esiti degli esami medico-legali.
Per i familiari, invece, la priorità resta una sola: conoscere la verità su quanto accaduto ad Angela e capire se la sua morte, arrivata dopo un intervento programmato e una lunga sequenza di complicazioni, potesse essere evitata.
Sarà ora la magistratura, attraverso gli accertamenti tecnici e investigativi, a dover ricostruire ogni fase della vicenda e a stabilire se dietro il dramma della 43enne vi siano state negligenze, errori o responsabilità.