Incendi sul Vesuvio, squadre di volontari al lavoro
Diversi focolai sono stati segnalati tra Somma Vesuviana, Terzigno ed Ercolano, episodi che si ripetono con una frequenza sempre maggiore
Non è più soltanto l'estate la stagione degli incendi. Sul Vesuvio, complice un clima sempre più caldo e periodi di siccità che si anticipano di anno in anno, l'emergenza comincia ormai in primavera. Le prime allerte del 2026 sono infatti scattate già tra aprile e maggio, quando diversi roghi hanno interessato le aree boschive del Parco nazionale, costringendo uomini e mezzi dell'antincendio boschivo a entrare subito in azione. Una tendenza che conferma come il calendario del rischio si stia progressivamente allungando, imponendo strategie di prevenzione sempre più efficaci e una presenza costante sul territorio.Le fiamme, fortunatamente, sono state contenute grazie al tempestivo intervento delle squadre operative e dei volontari impegnati nella sorveglianza delle aree più sensibili. Un lavoro spesso silenzioso ma determinante, che ha impedito ai roghi di trasformarsi in incendi di vaste proporzioni, salvaguardando ettari di vegetazione e un patrimonio naturalistico unico.Negli ultimi giorni l'attenzione è rimasta altissima. Diversi focolai sono stati segnalati tra Somma Vesuviana, Terzigno ed Ercolano, episodi che si ripetono con una frequenza sempre maggiore durante i periodi di temperature elevate. Nella maggior parte dei casi, dietro l'origine degli incendi continua a esserci la mano dell'uomo, tra incuria, comportamenti irresponsabili e gesti dolosi. Di contro, la rapidità dei soccorsi rappresenta spesso il fattore decisivo per evitare conseguenze ben più gravi.A fare la differenza è soprattutto il sistema di monitoraggio costruito negli anni grazie alla collaborazione tra istituzioni e volontariato. Lungo gran parte del perimetro del vulcano opera infatti una rete di avvistatori che controlla costantemente il territorio e segnala qualsiasi principio d'incendio. Le comunicazioni raggiungono in pochi minuti vigili del fuoco, carabinieri forestali, Protezione civile e operatori di Sma Campania, consentendo di localizzare con precisione i roghi e di intervenire quando le fiamme sono ancora circoscritte.La prevenzione, oggi, passa anche attraverso l'innovazione tecnologica. Per rafforzare ulteriormente il controllo del territorio, il Parco Nazionale del Vesuvio ha recentemente introdotto una nuova applicazione digitale destinata agli operatori impegnati nei pattugliamenti. Il progetto, voluto dal presidente dell'Ente Parco Raffaele De Luca e sviluppato dal personale tecnico interno, permette di consultare mappe dettagliate direttamente da smartphone e tablet, offrendo un supporto concreto durante le attività sul campo.L'applicazione individua in tempo reale la posizione degli operatori e consente di accedere a una banca dati completa anche in assenza di connessione internet. Basata sulla piattaforma open source QGIS, raccoglie tutte le principali informazioni relative al territorio: dai confini dell'area protetta ai sentieri, dalle superfici boschive ai vincoli ambientali, fino alle zone maggiormente esposte al rischio di frane, alluvioni o incendi. Uno strumento pensato per accelerare gli interventi e migliorare il coordinamento tra le diverse forze impegnate nella tutela del Parco.L'introduzione della nuova tecnologia si inserisce all'interno del piano regionale antincendio boschivo, che quest'anno è stato attivato con largo anticipo proprio in risposta alle emergenze registrate già in primavera. L'obiettivo è quello di intercettare i pericoli prima che possano trasformarsi in vere e proprie calamità.Dal 15 giugno è inoltre entrata in vigore una nuova convenzione che ha rafforzato la presenza dei vigili del fuoco sull'area vesuviana per tutta la stagione estiva, fino al prossimo 10 settembre. Il dispositivo prevede un incremento delle squadre operative, con l'attivazione di un terzo presidio a San Giuseppe Vesuviano che affianca quelli già operativi di Ottaviano e Terzigno. Una scelta dettata dalla necessità di ridurre ulteriormente i tempi di intervento nelle zone considerate più vulnerabili.«Le valutazioni definitive potranno essere fatte solo al termine della campagna antincendio – spiega Silvano Somma, presidente dell'associazione di Protezione civile Primaurora – ma è evidente che i cambiamenti climatici stanno modificando profondamente lo scenario. Il periodo di massimo rischio si è allungato e ogni anno diventa sempre più complesso gestire un territorio delicato come quello vesuviano. Per questo motivo è fondamentale investire nella prevenzione, sia strutturale che non strutturale. Lo spegnimento degli incendi rappresenta soltanto l'ultima fase di un lavoro molto più ampio che deve iniziare mesi prima».Primaurora continua a svolgere un ruolo centrale nelle attività di sensibilizzazione rivolte ai cittadini. Durante tutto l'anno l'associazione promuove campagne di educazione ambientale e incontri nelle scuole per diffondere una cultura della prevenzione e del rispetto del patrimonio boschivo. Nei mesi estivi, invece, i volontari intensificano i pattugliamenti e presidiano le aree più esposte, contando anche sulla rete civica di avvistamento costruita nel tempo.Difendere il Vesuvio significa proteggere uno degli ecosistemi più preziosi della Campania. In un contesto climatico sempre più estremo, la sfida contro gli incendi non si gioca soltanto quando si alzano le colonne di fumo, ma soprattutto attraverso prevenzione, controllo del territorio, tecnologia e partecipazione della comunità. È da questo lavoro quotidiano, spesso invisibile, che dipende la salvaguardia del patrimonio naturale del Parco e la sicurezza delle comunità che vivono alle pendici del vulcano.