Il commando nolano-vesuviano contro Ranucci: "Abbiamo fatto la storia"

Nel corso dell’inchiesta è stata riportata un’intercettazione ritenuta significativa dagli inquirenti

A cura di Redazione
01 luglio 2026 14:00
Il commando nolano-vesuviano contro Ranucci: "Abbiamo fatto la storia" -
Condividi

Aggiornamenti sull’inchiesta relativa all’attentato dinamitardo avvenuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del giornalista Sigfrido Ranucci a Pomezia, nel territorio della provincia di Roma. Tra gli elementi emersi nelle indagini coordinate dalla Procura di Roma e dai carabinieri del Nucleo investigativo, figura anche la presenza di una donna che avrebbe partecipato a un sopralluogo nei giorni precedenti all’esplosione dell’ordigno. L’episodio si inserisce nel quadro delle attività preparatorie ricostruite dagli investigatori.

Nel complesso, le forze dell’ordine hanno eseguito misure cautelari nei confronti di quattro persone, tra i 22 e i 53 anni, ritenute coinvolte a vario titolo nell’organizzazione e nell’esecuzione dell’attentato. Gli indagati risultano residenti tra le province di Napoli e Avellino e, secondo quanto emerso, avrebbero agito su commissione in cambio di denaro.

I nominativi degli arrestati comprendono Antonio Passariello, residente a Cicciano, in provincia di Napoli, insieme a Marika De Filippi, Saverio Mutone e Pellegrino D’Avino, tutti originari dell’area avellinese. Per alcuni di loro risultano precedenti penali, anche per reati gravi come rapina, estorsione e violenza sessuale.

Nel corso dell’inchiesta è stata riportata un’intercettazione ritenuta significativa dagli inquirenti, nella quale uno degli indagati avrebbe fatto riferimento al posizionamento dell’ordigno e al ruolo del gruppo nell’azione criminale, sostenendo di aver agito su incarico di terzi.

La Procura aveva inizialmente contestato anche l’ipotesi di strage, successivamente non accolta dal giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza cautelare.

Sull’evoluzione del caso è intervenuto lo stesso Sigfrido Ranucci, che ha espresso fiducia nel lavoro degli investigatori e sottolineato come l’inchiesta stia delineando una rete più ampia di responsabilità, tra esecutori materiali, complici e soggetti ancora da identificare. Le indagini proseguono per chiarire l’intera catena organizzativa dell’attentato e l’eventuale presenza di ulteriori livelli di coordinamento.

Segui il Fatto Vesuviano