Trapianto a Domenico, sospesi il primario Oppido e la sua assistente

i medici avrebbero riportato nel referto operatorio circostanze non corrispondenti a quanto effettivamente avvenuto durante le procedure cliniche

A cura di Redazione
12 giugno 2026 10:30
Trapianto a Domenico, sospesi il primario Oppido e la sua assistente -
Condividi

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli, Mariano Sorrentino, ha disposto la sospensione temporanea dall’esercizio della professione per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua assistente Emma Bergonzoni nell’ambito dell’inchiesta sul trapianto di cuore eseguito sul piccolo Domenico Caliendo. Il provvedimento cautelare accoglie la richiesta avanzata dalla Procura di Napoli al termine delle indagini svolte dai militari del NAS. Per Oppido è stata disposta la sospensione dall’attività professionale per dodici mesi, mentre per Bergonzoni il divieto avrà una durata di sette mesi.

L’inchiesta riguarda il trapianto cardiaco effettuato il 23 dicembre 2025 presso l’Ospedale Monaldi sul piccolo Domenico Caliendo, deceduto successivamente il 21 febbraio. I due professionisti risultano indagati per i reati di falso materiale e falso ideologico in atto pubblico in relazione alla documentazione sanitaria redatta dopo l’intervento.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i medici avrebbero riportato nel referto operatorio circostanze non corrispondenti a quanto effettivamente avvenuto durante le procedure cliniche. In particolare, avrebbero attestato che la cannulazione e l’avvio della circolazione extracorporea fossero stati effettuati soltanto dopo l’arrivo all’ospedale della squadra medica proveniente da Bolzano incaricata del prelievo dell’organo destinato al trapianto.

Gli accertamenti investigativi avrebbero invece evidenziato una diversa successione degli eventi. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, alcune procedure preparatorie sarebbero state avviate prima dell’arrivo dell’équipe altoatesina, in contrasto con quanto riportato nella documentazione clinica.

Le contestazioni formulate riguardano esclusivamente la presunta falsità degli atti e della cartella clinica e non costituiscono, allo stato, un accertamento definitivo di responsabilità. Sarà infatti il successivo sviluppo del procedimento giudiziario a chiarire la posizione degli indagati e a verificare la fondatezza delle accuse mosse dalla Procura.

L’inchiesta continua a suscitare particolare attenzione sia per la delicatezza delle questioni sanitarie coinvolte sia per il tragico esito della vicenda che ha interessato il piccolo paziente e la sua famiglia. Come previsto dall’ordinamento, i due professionisti devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Segui il Fatto Vesuviano