Terra dei Fuochi, chimici corrotti per mentire sui dati delle analisi

La relazione descrive un’evoluzione delle cosiddette ecomafie, che oggi ricorrerebbero a meccanismi fraudolenti particolarmente complessi

A cura di Redazione
18 giugno 2026 21:00
Terra dei Fuochi, chimici corrotti per mentire sui dati delle analisi -
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Emerge un quadro sempre più complesso e preoccupante dall’ultima relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle ecomafie dedicata alla situazione della Terra dei Fuochi. Il documento evidenzia come il fenomeno dell’inquinamento ambientale continui a rappresentare una delle principali emergenze del territorio, con particolare attenzione alla contaminazione delle acque, considerata oggi una delle conseguenze più gravi e persistenti delle attività illecite legate al ciclo dei rifiuti.Secondo quanto riportato dalla Commissione, le organizzazioni criminali hanno progressivamente modificato le proprie strategie operative, adottando sistemi sempre più sofisticati per infiltrarsi nell’economia legale e nella pubblica amministrazione. Un ruolo centrale sarebbe svolto da professionisti altamente qualificati che, attraverso competenze tecniche e amministrative, favorirebbero l’ottenimento di autorizzazioni, l’alterazione di procedure pubbliche e la gestione di pratiche finalizzate a mascherare attività illegali.La relazione descrive un’evoluzione delle cosiddette ecomafie, che oggi ricorrerebbero a meccanismi fraudolenti particolarmente complessi. Tra questi figurano la falsificazione della classificazione dei rifiuti, l’utilizzo di società di intermediazione poco trasparenti e il coinvolgimento di consulenti e analisti compiacenti incaricati di certificare documentazione tecnica non corrispondente alla reale natura degli scarti industriali.L’indagine parlamentare evidenzia inoltre come i tradizionali clan camorristici abbiano progressivamente diversificato i propri interessi economici. Pur continuando a mantenere una presenza significativa nel settore ambientale, molte organizzazioni criminali si sarebbero allontanate dai mercati illeciti storicamente legati al cemento e ai rifiuti tessili, orientandosi verso nuove filiere produttive caratterizzate da elevati margini di profitto. Un fenomeno che, secondo la Commissione, non riguarda più soltanto la Campania, ma si estende anche ad altre regioni, in particolare la Puglia, fino ad assumere una dimensione internazionale attraverso l’esportazione di modelli criminali e pratiche di dumping ambientale.Tra le cause che favoriscono il radicamento di tali attività viene indicato il persistente deficit impiantistico della Campania, che rende insufficiente la capacità di trattamento e smaltimento dei rifiuti in prossimità dei luoghi di produzione. A questo si aggiunge la presenza di un vasto tessuto produttivo sommerso, composto da attività industriali e artigianali che operano al di fuori dei circuiti regolari e che, non potendo accedere ai sistemi ufficiali e tracciati di conferimento, finiscono per alimentare il mercato illegale dello smaltimento.Il risultato più evidente di questo sistema è rappresentato dalla compromissione delle risorse idriche. Interramenti abusivi di rifiuti, discariche illegali, scarichi industriali incontrollati, uso eccessivo di fertilizzanti e pesticidi in agricoltura e carenze strutturali nei sistemi fognari e di depurazione contribuiscono infatti al deterioramento delle acque superficiali e sotterranee.Particolare attenzione viene riservata alla presenza di sostanze chimiche pericolose nelle falde acquifere. La Commissione segnala infatti il superamento delle soglie di contaminazione per tetracloroetilene e tricloroetilene in diversi territori della regione. Il tetracloroetilene, comunemente utilizzato nelle lavanderie industriali e nei processi di sgrassaggio dei metalli, è classificato come sostanza probabilmente cancerogena. Il tricloroetilene, impiegato anch’esso in ambito industriale, è considerato tossico e potenzialmente cancerogeno per l’uomo.Le criticità più rilevanti sono state riscontrate in diverse aree della Campania. In provincia di Caserta la situazione più significativa riguarda Villa Literno, mentre nel Napoletano anomalie sono state rilevate nei territori di Acerra, Giugliano in Campania, Boscoreale e Striano. Problemi analoghi emergono anche in provincia di Avellino, in particolare nel comune di Montoro, dove il fenomeno interessa anche la rete idrica. In provincia di Salerno, invece, i superamenti delle soglie di contaminazione sono stati segnalati nei comuni di Scafati, Angri e Sarno.La relazione sottolinea infine come la contaminazione delle acque sotterranee non rappresenti soltanto una questione ambientale, ma anche un tema di rilevanza sanitaria e produttiva. L’inquinamento delle falde può infatti comportare esposizioni dirette della popolazione attraverso usi domestici non controllati e, indirettamente, determinare rischi lungo l’intera catena alimentare, con possibili ripercussioni sulla sicurezza delle produzioni agricole e sulla salute pubblica. Un quadro che conferma la necessità di mantenere alta l’attenzione istituzionale e di rafforzare le attività di controllo, prevenzione e bonifica nei territori maggiormente esposti.

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