C'era un nuovo cuore per Domenico, ma lo cancellarono dalla lista
A sollevare la questione è l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino
Emergono nuovi elementi nell'inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto nel febbraio scorso all'ospedale Monaldi di Napoli dopo le complicazioni seguite a un delicato trapianto cardiaco. Al centro delle nuove contestazioni vi è la gestione della sua permanenza nella lista dei pazienti in attesa di trapianto, una circostanza che potrebbe assumere un ruolo rilevante nell'ambito delle indagini giudiziarie in corso.A sollevare la questione è l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del bambino, che riferisce di aver acquisito ulteriore documentazione relativa al procedimento. Secondo quanto emerge dagli atti esaminati dalla difesa, Domenico sarebbe stato escluso dalla lista regionale dei trapianti il 2 febbraio, proprio nel giorno in cui da Bologna si sarebbe resa disponibile una compatibilità cardiaca potenzialmente destinata al piccolo paziente.Sempre secondo la ricostruzione fornita dal legale, l'esclusione sarebbe stata motivata dalle condizioni cliniche del bambino e dalle complicanze che avevano interessato diversi organi. Tuttavia, appena due giorni dopo, il 4 febbraio, Domenico sarebbe stato nuovamente inserito nella lista dei trapiantabili grazie a un miglioramento del quadro sanitario. Nel frattempo, però, il cuore disponibile era già stato assegnato a un altro ricevente.Una circostanza che la famiglia ritiene particolarmente significativa e che ora potrebbe essere approfondita nell'ambito dell'inchiesta. «È un elemento che merita di essere verificato e chiarito in ogni suo aspetto», sostiene la difesa, che punta a comprendere quali valutazioni mediche abbiano portato all'esclusione e al successivo reinserimento del bambino nel giro di sole quarantotto ore.L'inchiesta della Procura prosegue intanto con l'ipotesi di omicidio colposo in concorso nei confronti di sette medici coinvolti a vario titolo nella gestione del caso clinico. Tra gli indagati figurano anche i cardiochirurghi Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, già destinatari nelle scorse settimane di un provvedimento interdittivo disposto dal giudice per le indagini preliminari nell'ambito di un filone investigativo relativo alla compilazione della documentazione sanitaria.La difesa della famiglia ritiene che gli elementi emersi possano aprire ulteriori scenari investigativi e ha annunciato la presentazione di una memoria dettagliata all'autorità giudiziaria. Nei prossimi giorni potrebbero inoltre arrivare nuovi riscontri dall'analisi del contenuto dei dispositivi telefonici sequestrati nel corso delle indagini, accertamenti che potrebbero contribuire a ricostruire eventuali comunicazioni intercorse tra i professionisti coinvolti e le strutture sanitarie interessate.L'obiettivo dell'inchiesta resta quello di accertare con precisione le decisioni assunte durante il percorso clinico del piccolo Domenico e verificare se vi siano state eventuali responsabilità nella gestione di una vicenda che continua a suscitare profonda emozione e interrogativi.