Soldi per i detenuti e omicidio: scatta il maxi-blitz anticamorra

Il giudice per le indagini preliminari ha confermato il quadro indiziario nei confronti di sette degli arrestati

A cura di Redazione
14 maggio 2026 16:00
Soldi per i detenuti e omicidio: scatta il maxi-blitz anticamorra -
Condividi

Nuovo colpo al clan attivo tra Arzano e i comuni limitrofi. I Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Napoli nell’ambito dell’inchiesta su un’organizzazione camorristica ritenuta responsabile, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione aggravata, omicidio volontario e detenzione illegale di armi.

Il provvedimento rappresenta uno sviluppo delle indagini culminate nel blitz dello scorso 21 aprile, quando erano stati arrestati 11 soggetti gravemente indiziati di appartenere alla consorteria criminale operativa nell’area nord di Napoli.

Tra gli episodi contestati figura anche l’omicidio di Raffaele Coppola, ucciso per errore il 4 febbraio scorso durante un agguato riconducibile, secondo gli investigatori, alle dinamiche interne del gruppo criminale.

Nel nuovo provvedimento, il giudice per le indagini preliminari ha confermato il quadro indiziario nei confronti di sette degli arrestati già raggiunti dal fermo di aprile, riconoscendo inoltre gravi indizi di colpevolezza anche a carico di altri dieci indagati.

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, tra i soggetti coinvolti figurerebbero anche elementi di vertice del clan che, pur detenuti in carcere, avrebbero continuato a impartire ordini agli affiliati rimasti liberi sul territorio, mantenendo così il controllo delle attività illecite.

Le indagini avrebbero inoltre documentato la capacità economica della consorteria, alimentata principalmente dalle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori della zona. Proprio grazie ai proventi del racket, il gruppo sarebbe riuscito a garantire ai detenuti la cosiddetta “mesata”, ovvero il sostegno economico destinato agli affiliati in carcere e alle loro famiglie.

Gli investigatori ritengono che il clan continuasse a esercitare una forte pressione criminale sul territorio attraverso intimidazioni, richieste estorsive e una rete organizzata capace di mantenere operativa la struttura anche con parte dei vertici già detenuti.

Segui il Fatto Vesuviano