Paolo ucciso in carcere: pestato per 20 minuti di fila
Le sue condizioni apparvero subito disperate ai medici dell’Ospedale
Un pestaggio durato oltre venti minuti, consumato all’interno del carcere di Avellino, avrebbe provocato la morte di Paolo Piccolo, il 26enne originario di Barra deceduto dopo mesi di agonia in seguito alle gravissime lesioni riportate nell’ottobre del 2024. A stabilirlo sarebbero stati gli esiti dell’autopsia eseguita dai docenti Antonio Perna, Brunello Pezza e dall’anatomopatologa Elena Piciocchi, secondo cui esisterebbe un nesso diretto tra le violenze subite dal detenuto e il suo decesso.
Il giovane riportò un trauma cranio-encefalico severissimo con squarcio dello scalpo, un trauma toracico e addominale con sanguinamenti muscolari, la frattura di un avambraccio e numerose ferite da punta agli arti e al dorso. Le sue condizioni apparvero subito disperate ai medici dell’Ospedale Moscati, dove il 26enne fu trasportato dopo l’aggressione avvenuta nel carcere di Bellizzi Irpino il 22 ottobre 2024.
Dopo circa un anno di ricovero e sofferenze, Paolo Piccolo è morto a causa delle conseguenze di quel pestaggio.
Per la sua morte, nel gennaio 2026, è stata emessa una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette detenuti, accusati ora di omicidio aggravato dalla crudeltà.
I destinatari del provvedimento sono Giovanni Flammia, Francesco Crisci, Nelly Osemwege, Valentino Tarallo, Pasqualino Milo, Luciano Benedetto e Luigi Gallo, che hanno scelto di essere giudicati con rito ordinario.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il gruppo avrebbe preso parte a una vera e propria spedizione punitiva culminata nell’aggressione mortale del detenuto.
Altri quattro reclusi coinvolti nell’inchiesta sono stati invece già condannati con rito abbreviato per tentato omicidio, con pene comprese tra sette anni e quattro mesi e dieci anni e otto mesi.
I familiari del giovane, assistiti dall’avvocato Costantino Ciardiello, continuano a chiedere giustizia e pene esemplari per tutti i responsabili.
La zia del 26enne, Sofia Rizzo, ha più volte puntato il dito anche contro presunte omissioni nella gestione della sicurezza interna del carcere.
“Paolo doveva essere protetto dallo Stato”, ha dichiarato la donna, sostenendo che gli agenti penitenziari in servizio quella sera avrebbero potuto fare di più per salvare il nipote.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’aggressione sarebbe iniziata intorno alle 22.15 del 22 ottobre 2024. I primi a essere aggrediti sarebbero stati due agenti della Polizia Penitenziaria.
In particolare, Valentino Tarallo, Agrippino Paudice e Vincenzo Pisapia, armati di bastoni di legno, avrebbero fatto irruzione nel box della polizia penitenziaria minacciando gli agenti e cercando di impossessarsi delle chiavi del reparto dove era detenuto Paolo Piccolo.
Uno degli agenti sarebbe stato spinto contro il muro e costretto ad accompagnare il gruppo fino al primo piano, mentre un altro detenuto avrebbe sorvegliato il secondo poliziotto rimasto nel box.
Una volta raggiunta la cella del 26enne, sarebbe scattato il violentissimo pestaggio culminato nella morte del giovane detenuto.
Domani i sette imputati compariranno davanti al gup del Tribunale di Avellino per una nuova udienza preliminare.