Le chat su Domenico: "Chissà se finisco in galera"

Gli atti dell’inchiesta descrivono anche il momento di forte sconforto vissuto dai medici

A cura di Redazione
16 maggio 2026 07:00
Le chat su Domenico: "Chissà se finisco in galera" -
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Emergono nuovi dettagli nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino originario del Nolano sottoposto a un delicatissimo trapianto di cuore il 23 dicembre scorso all’ospedale Monaldi di Napoli e deceduto dopo quasi due mesi di ricovero. Al centro degli accertamenti della Procura di Napoli ci sono ora alcuni messaggi contenuti in una chat privata, entrati ufficialmente tra gli atti dell’indagine dopo la fine del segreto istruttorio.

Secondo quanto emerge dagli screenshot acquisiti dagli investigatori, quando il contenitore frigorifero utilizzato per il trasporto del cuore venne aperto dai sanitari presenti in sala operatoria, l’organo sarebbe apparso inglobato in un blocco di ghiaccio. Una situazione che avrebbe immediatamente fatto comprendere la presenza di un grave problema nella conservazione del cuore destinato al trapianto. Tuttavia, stando al contenuto dei messaggi, nessuno avrebbe avvisato tempestivamente il cardiochirurgo Guido Oppido, che in quel momento stava già proseguendo le operazioni chirurgiche sul piccolo paziente.

A raccontare quei momenti sarebbe Emma Bergonzoni, assistente del medico e anche lei iscritta nel registro degli indagati insieme ad altri sei sanitari. In una conversazione privata, la donna descrive la scena con parole durissime, definendo quanto accaduto come uno degli episodi più gravi mai vissuti in ambito professionale. Nei messaggi spiega che, all’apertura del box frigo, i presenti avrebbero visto uscire del fumo — fenomeno tipico del ghiaccio secco — trovandosi davanti un vero e proprio blocco ghiacciato che conteneva l’organo destinato al trapianto.

Secondo il racconto riportato nella chat, il problema sarebbe nato nella struttura sanitaria di Bolzano, da cui il cuore era stato prelevato. La dottoressa Gabriella Farina, incaricata del trasporto, avrebbe richiesto ulteriore ghiaccio naturale per conservare correttamente l’organo, ma le sarebbe stato invece consegnato ghiaccio secco, materiale che avrebbe provocato il congelamento del cuore compromettendone le condizioni.

Gli atti dell’inchiesta descrivono anche il momento di forte sconforto vissuto dai medici presenti quando si resero conto della situazione. Sia Oppido sia la stessa Farina, secondo quanto riferito nella conversazione, sarebbero apparsi profondamente scossi. Nonostante ciò, l’intervento sarebbe andato avanti. Nei messaggi, infatti, Bergonzoni sostiene che nessuno avrebbe fermato il cardiochirurgo né gli avrebbe comunicato chiaramente l’esistenza del problema mentre il personale tentava di rompere il ghiaccio per recuperare la confezione contenente il cuore.

La Procura di Napoli, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, continua a lavorare per chiarire eventuali responsabilità mediche e organizzative nella gestione del trapianto. La famiglia del piccolo Domenico, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, attende ora che gli accertamenti facciano piena luce su una vicenda che ha profondamente colpito l’opinione pubblica.

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