Insulti sessisti all'allenatrice Marina Rinaldi
Il caso è stato successivamente esaminato dal giudice sportivo del Comitato provinciale della LND
Un pomeriggio di calcio dilettantistico si è trasformato in un caso di cronaca a Nocera Superiore, in provincia di Salerno, durante l’incontro di Terza Categoria tra Blue Soccer Academy e Longobarda Valle dell’Irno. La partita, disputata nello stadio intitolato a Karol Wojtyła e vinta dai padroni di casa per 2-1, è stata segnata per tutti i novanta minuti da un clima pesante sugli spalti. Secondo quanto riportato negli atti del giudice sportivo, dai tifosi sarebbero partiti insulti sessisti, cori offensivi e comportamenti ritenuti intimidatori nei confronti della panchina ospite.
Nel mirino delle offese è finita in particolare l’allenatrice della Longobarda Valle dell’Irno, Marina Rinaldi, prima coach transgender in Italia e figura già nota nel panorama calcistico dilettantistico. Nonostante il clima ostile, l’allenatrice ha scelto di portare comunque a termine la gara, concentrandosi esclusivamente sull’aspetto sportivo.
Il caso è stato successivamente esaminato dal giudice sportivo del Comitato provinciale della LND di Salerno, che ha sanzionato la Blue Soccer Academy con una multa di 200 euro. Nel provvedimento si fa riferimento a un comportamento definito «offensivo e minaccioso» da parte dei sostenitori, con episodi che includerebbero anche lancio di fumogeni, sputi, oggetti e tentativi di invasione di campo, oltre a insulti a sfondo sessista rivolti alla tesserata ospite e al direttore di gara.
La vicenda ha riacceso il dibattito sulle condizioni del calcio dilettantistico e sulla gestione dei provvedimenti disciplinari in caso di discriminazioni. La stessa Rinaldi, con un passato da calciatrice e un patentino UEFA B conseguito a Coverciano, ha più volte denunciato come episodi simili non siano isolati.
L’allenatrice, che in passato ha guidato anche la Salernitana femminile, ha raccontato di aver subito negli anni offese e minacce, sottolineando la difficoltà di lavorare in un ambiente che definisce ancora segnato da una “cultura malsana”. Pur tra il disagio, ha ribadito la volontà di non fermarsi e di continuare il proprio percorso professionale nel mondo del calcio.
Un episodio che, al di là del risultato sportivo, riporta ancora una volta l’attenzione sul tema del rispetto e della sicurezza negli stadi, anche nei campionati minori.