I carabinieri fanno installare app spia sul telefono di un'anziana e prendono i truffatori
La vicenda sarebbe emersa nel corso del procedimento penale conclusosi con la condanna di una 34enne originaria di Napoli
Una vicenda destinata a far discutere quella emersa durante un processo celebrato al Tribunale di Milano, dove alcuni carabinieri di una tenenza dell’hinterland milanese sono finiti al centro di possibili accertamenti giudiziari per presunte attività investigative illegittime. Secondo quanto riportato negli atti, i militari avrebbero suggerito alla figlia di un’anziana ultraottantenne — preoccupata per frequenti prelievi di denaro e telefonate sospette ricevute dalla madre — di installare di nascosto sul cellulare della donna un’applicazione in grado di registrare le chiamate.
La vicenda sarebbe emersa nel corso del procedimento penale conclusosi con la condanna di una 34enne originaria di Napoli, riconosciuta colpevole di truffa aggravata ai danni dell’anziana. La donna avrebbe ottenuto oltre 35mila euro tra agosto 2021 e aprile 2023, convincendo la vittima a effettuare ben 217 versamenti su carte prepagate.
Nel dispositivo della sentenza, il giudice della ottava sezione penale del Tribunale di Milano, Giulio Fabnales, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché vengano valutate eventuali responsabilità dei carabinieri coinvolti. Secondo il magistrato, infatti, gli investigatori avrebbero fornito “strumenti e indicazioni tecniche” per consentire attività di captazione delle conversazioni telefoniche non previste dalla legge nell’ambito di indagini per truffa.
Il tribunale ha condannato l’imputata a tre anni di reclusione, oltre a una multa di 700 euro e al pagamento immediato di una provvisionale da 35.669 euro in favore della vittima. Parallelamente, ora sarà la Procura a valutare la posizione dei militari e la legittimità delle modalità investigative adottate nel corso dell’inchiesta.