Hantavirus, ecco regole e mascherine anche in Italia

Rimane tuttavia consentita l’uscita dall’abitazione per motivi legati alla salute mentale

A cura di Redazione
13 maggio 2026 20:30
Hantavirus, ecco regole e mascherine anche in Italia -
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Il Ministero della Salute ha diffuso nuove indicazioni operative per il monitoraggio dei casi di hantavirus, introducendo misure di quarantena fiduciaria e una classificazione dettagliata dei livelli di esposizione al virus. La circolare emanata l’11 maggio stabilisce protocolli precisi per i soggetti considerati a rischio contagio e punta a contenere eventuali diffusioni attraverso un sistema di sorveglianza proporzionato.

Secondo le disposizioni ministeriali, una persona identificata come “contatto a rischio” dovrà osservare una quarantena fiduciaria della durata di sei settimane, preferibilmente in una stanza separata e mantenendo almeno due metri di distanza dagli altri membri della famiglia. Rimane tuttavia consentita l’uscita dall’abitazione per motivi legati alla salute mentale, purché vengano rispettate alcune precauzioni: utilizzo della mascherina chirurgica, divieto di assembramenti e limitazione dei contatti sociali.

Tra le restrizioni previste figura anche il divieto di utilizzare mezzi di trasporto pubblici e voli durante tutto il periodo di osservazione sanitaria.

La classificazione dei casi

La circolare distingue diverse categorie di esposizione e infezione. Il “caso sospetto” riguarda chi abbia condiviso o utilizzato un mezzo di trasporto su cui fosse presente un caso confermato o probabile, oppure chi abbia avuto contatti con passeggeri o membri dell’equipaggio della nave Hondius a partire dal 5 aprile. Per rientrare in questa categoria devono essere presenti almeno alcuni sintomi compatibili, tra cui febbre acuta, dolori muscolari, stanchezza, brividi, mal di testa, vertigini, nausea, diarrea, tosse, difficoltà respiratorie o dolore toracico.

Il “caso probabile” identifica invece una persona con sintomi compatibili e con un collegamento epidemiologico noto a un caso confermato o probabile di hantavirus.

La definizione di “caso confermato” viene attribuita esclusivamente in presenza di conferma di laboratorio tramite test PCR o test sierologico. Il cosiddetto “non caso” è invece un soggetto inizialmente sospetto o probabile ma risultato negativo agli esami; in presenza di nuovi sintomi compatibili è comunque previsto un ulteriore test.

Chi viene considerato contatto a rischio

La categoria di “contatto” comprende tutte le persone esposte a un caso confermato o probabile durante il periodo di contagiosità. L’esposizione può avvenire attraverso saliva, sangue o altri fluidi corporei, ma anche tramite stretta prossimità prolungata. In particolare, viene considerato contatto a rischio chi sia rimasto entro due metri da un caso per oltre 15 minuti.

Le dichiarazioni del Ministero

Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha sottolineato come il nuovo Piano Pandemico 2025-2029 stia consentendo una gestione più flessibile e mirata delle emergenze sanitarie.

Secondo il ministro, il piano approvato nell’aprile 2026 dalla Conferenza Stato-Regioni permette di adottare risposte calibrate su scenari differenti e avrebbe già dimostrato la propria efficacia attraverso l’attivazione coordinata delle reti sanitarie previste.

Il Ministero della Salute ha inoltre confermato il monitoraggio costante dell’evoluzione epidemiologica internazionale, precisando che eventuali ulteriori misure verranno introdotte sulla base delle evidenze scientifiche disponibili.

I sintomi dell’hantavirus

Le infezioni da hantavirus possono manifestarsi in forme differenti. Alcune colpiscono prevalentemente i reni causando nefriti associate a fenomeni emorragici, mentre altre interessano soprattutto i polmoni.

La malattia provoca un danno ai vasi sanguigni che può determinare aumento della permeabilità vascolare, abbassamento della pressione arteriosa, sanguinamenti e, nei casi più gravi, shock.

I sintomi più comuni comprendono febbre improvvisa, mal di testa e dolori muscolari. Generalmente compaiono entro due settimane dall’infezione, ma in alcuni casi il periodo di incubazione può estendersi fino a sei settimane.

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