Dottoressa italiana in quarantena per ebola

Il contatto con casi sospetti si sarebbe verificato durante un’attività sanitaria svolta il 16 maggio

A cura di Redazione
27 maggio 2026 15:00
Dottoressa italiana in quarantena per ebola -
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Una dottoressa italiana di ritorno dalla Repubblica Democratica del Congo è stata presa in carico in Italia per un percorso di sorveglianza sanitaria dopo un possibile contatto con pazienti affetti da virus Ebola. Lo rende noto il Ministero della Salute, precisando che la professionista, una chirurga impegnata con Medici Senza Frontiere, non presenta sintomi e sarà trasferita all’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani per la quarantena e il monitoraggio clinico previsto dai protocolli di sicurezza.

Il contatto con casi sospetti si sarebbe verificato durante un’attività sanitaria svolta il 16 maggio in una struttura del Nord-Est del Congo, dove la dottoressa operava in un contesto di emergenza sanitaria. In quell’occasione avrebbe assistito pazienti poi risultati positivi al virus, configurando una situazione di esposizione diretta, pur in assenza di sintomi al momento del rientro.

Il Ministero della Salute ha sottolineato che in Italia non sono attualmente presenti casi di Ebola e che il livello di rischio per la popolazione resta molto basso, grazie alle misure di prevenzione e sorveglianza già attivate. Anche le autorità sanitarie europee, attraverso il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), stanno seguendo l’evoluzione dell’epidemia, definendo la probabilità di infezione in Europa come minima, soprattutto per chi non ha avuto contatti diretti con le aree colpite.

L’epidemia in corso nella regione africana, tuttavia, viene descritta come particolarmente complessa, anche per la presenza del ceppo virale coinvolto e per le difficoltà logistiche e sanitarie nel contenimento dei focolai. Al momento, secondo i dati più recenti, si contano centinaia di casi sospetti tra Repubblica Democratica del Congo e Uganda, con un monitoraggio costante da parte delle autorità internazionali.

Il caso della professionista italiana rientra dunque nelle procedure standard di gestione del rischio biologico per operatori sanitari esposti, con isolamento precauzionale e controlli clinici ripetuti, in attesa di escludere completamente qualsiasi infezione.

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