Dema di Somma Vesuviana, braccio di ferro tra sindacati e l'Adler di Ottaviano
l’intesa prevedeva il mantenimento delle attività produttive, fatta eccezione per alcune lavorazioni meccaniche
La situazione dei lavoratori del comparto meccanico torna a essere al centro della polemica sindacale nell’area vesuviana, con accuse pesanti rivolte alla gestione industriale e alla mancata applicazione degli accordi istituzionali. La Fiom Cgil di Napoli, attraverso il segretario generale Mauro Cristiani e Andrea Morisco, denuncia quella che definisce una “violazione aperta” degli impegni sottoscritti in sede ministeriale riguardo al futuro occupazionale dei dipendenti.
Secondo quanto riportato dal sindacato, la situazione riguarda in particolare i lavoratori dell’ex reparto meccanica della Dema di Somma Vesuviana, azienda rilevata il 31 gennaio 2025 dal gruppo Adler. In base all’accordo quadro siglato presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, l’intesa prevedeva il mantenimento delle attività produttive, fatta eccezione per alcune lavorazioni meccaniche, e soprattutto la ricollocazione del personale coinvolto.
Il piano industriale prevedeva inoltre investimenti per circa 4,5 milioni di euro e la nascita di un centro di ricerca in collaborazione con il Distretto Aerospaziale Campano, con l’obiettivo di rafforzare l’innovazione nel settore della produzione industriale.
Tuttavia, secondo la Fiom Cgil, a oggi lo scenario sarebbe molto diverso da quello delineato negli accordi: gli investimenti non sarebbero stati ancora realizzati, il centro di ricerca non risulterebbe operativo e le attività produttive sarebbero state progressivamente ridotte.
Particolare preoccupazione riguarda i lavoratori dell’ex reparto meccanica, che secondo la denuncia sindacale non sarebbero stati ricollocati nonostante percorsi di riqualificazione e formazione già completati, con alcuni dipendenti che avrebbero seguito fino a quattro corsi specifici per la riconversione professionale.
Il sindacato parla inoltre di 54 dimissioni e contesta la scelta di tenere fuori dal ciclo produttivo lavoratori già formati come montatori, chiedendo un intervento immediato per la loro ricollocazione.
La Fiom Cgil avverte infine che, in assenza di risposte concrete, saranno messe in campo tutte le iniziative necessarie a tutela del diritto al lavoro dei dipendenti coinvolti, riaccendendo così lo scontro sul futuro occupazionale nello stabilimento.