Dati sensibili venduti dai poliziotti infedeli, ecco chi sono i vip spiati
Nel complesso risultano 85 indagati, mentre sono state eseguite 29 misure cautelari
Un sistema criminale strutturato e ramificato, capace di trasformare le banche dati riservate dello Stato in un vero mercato clandestino di informazioni sensibili. È quanto emerge dalla maxi inchiesta coordinata dalla Procura di Napoli guidata dal procuratore Nicola Gratteri, che ha portato all’esecuzione di decine di misure cautelari e al sequestro di beni per circa 1,3 milioni di euro. L’indagine, culminata in un’ordinanza cautelare di quasi 1.900 pagine firmata dal gip Giovanni Vinciguerra, ha svelato quella che gli investigatori descrivono come una sorta di “centrale parallela di intelligence”, alimentata da accessi abusivi ai sistemi informatici pubblici e dalla successiva rivendita dei dati ottenuti illegalmente.
L’operazione della Polizia di Stato, eseguita dalla Squadra Mobile di Napoli con il supporto del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Postale, ha coinvolto le province di Napoli, Ferrara, Bolzano, Roma e Belluno.
Nel complesso risultano 85 indagati, mentre sono state eseguite 29 misure cautelari. Quattro persone considerate promotrici dell’organizzazione sono finite in carcere, sei ai domiciliari e diciannove sottoposte all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Per altri dieci indagati è stata inoltre disposta la sospensione dall’esercizio della funzione pubblica per sei mesi.
Tra gli arrestati figurano Giovanni Maddaluno, sostituto commissario della Squadra Mobile di Napoli, insieme a Mattia Galavotti, Giuseppe Picariello e Giuseppe Emendato. Nell’inchiesta compare anche il nome di Giuliano Schiano, già coinvolto nell’indagine Equalize della Procura di Milano. Schiano, all’epoca appuntato della Guardia di Finanza in servizio presso la Direzione Investigativa Antimafia di Lecce, è indagato per una singola consultazione abusiva e nei suoi confronti non è stata disposta alcuna misura cautelare.
Secondo gli inquirenti, il sistema si basava sulla collaborazione di pubblici ufficiali corrotti — appartenenti alle forze dell’ordine, dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e funzionari di Poste Italiane — che accedevano illegalmente a banche dati strategiche per ottenere informazioni riservate da rivendere a soggetti privati.
Le informazioni trafugate riguardavano precedenti penali, dati fiscali, bancari, contributivi e anagrafici. Gli investigatori parlano di una compravendita sistematica di “pacchetti informativi” destinati a investigatori privati, società di recupero crediti e altri clienti interessati.
Tra le vittime delle attività di dossieraggio figurano anche personaggi noti del mondo dello spettacolo, dello sport e dell’imprenditoria. Secondo quanto emerso dagli atti dell’indagine, sarebbero stati spiati il cantautore Alex Britti, la showgirl Lory Del Santo, gli ex calciatori Alex Cordaz e Julio Cesar, oltre allo stilista Alberto Del Biondi.
Le indagini hanno documentato numeri enormi: soltanto due degli agenti coinvolti avrebbero effettuato oltre 730mila accessi abusivi ai sistemi informatici pubblici. Un’attività che, secondo gli investigatori, era alimentata esclusivamente dal profitto economico.
Durante le perquisizioni sarebbe stato sequestrato anche un vero e proprio tariffario con i prezzi delle informazioni richieste. Gli accessi abusivi alle banche dati venivano pagati con cifre comprese tra i 6 e i 25 euro per singola consultazione, ma l’enorme quantità di richieste avrebbe generato profitti milionari.
Dalle carte dell’inchiesta emerge inoltre una rete articolata di utilizzatori finali: investigatori privati, imprenditori e intermediari che si scambiavano dati e informazioni a seconda dei contatti disponibili all’interno delle amministrazioni pubbliche. Tra i soggetti finiti nei dossier figurerebbero anche manager di grandi aziende, dirigenti del settore farmaceutico, esponenti del mondo finanziario e membri di famiglie aristocratiche.