Botulino nei neonati, 5 casi al Santobono
I casi registrati al Santobono riguardano tutti lattanti sotto l’anno di vita
In soli sei mesi l’ospedale pediatrico Santobono di Napoli ha registrato cinque casi di botulismo infantile legati a spore presenti nell’ambiente. Tutti i piccoli pazienti sono stati individuati tempestivamente in Pronto Soccorso e trattati in tempi rapidi grazie alla collaborazione tra le unità di Neurologia pediatrica e Terapia Intensiva Pediatrica, con esiti clinici favorevoli.
Il botulismo infantile è una patologia rara ma potenzialmente molto grave che può colpire bambini di età inferiore ai 12 mesi. È causato dall’ingestione di spore del batterio Clostridium botulinum, presenti naturalmente nell’ambiente, che possono germinare nell’intestino ancora immaturo del lattante producendo la tossina responsabile della malattia. Riconoscere precocemente i sintomi e intervenire subito è fondamentale per evitare complicanze.
I casi registrati al Santobono riguardano tutti lattanti sotto l’anno di vita, diagnosticati in fase iniziale grazie all’attività integrata del Pronto Soccorso e delle consulenze specialistiche, permettendo così trattamenti tempestivi e un’evoluzione positiva.
Tradizionalmente il rischio più noto era legato al miele, che non deve mai essere somministrato ai bambini sotto i 12 mesi. Tuttavia oggi emerge con sempre maggiore evidenza anche il ruolo di altre fonti ambientali. Le spore, infatti, sono ampiamente diffuse in natura e possono trovarsi nel terreno, nella polvere, nei sedimenti e in contesti interessati da lavori edili o movimentazioni di terra.
Per questo anche il semplice contatto con mani sporche di terra o polvere, portate poi alla bocca dai bambini, può rappresentare un rischio. Particolare attenzione va quindi prestata in ambienti domestici o urbani dove sono in corso ristrutturazioni, cantieri o lavori stradali che generano polveri e materiali potenzialmente contaminati.
«Negli ultimi mesi abbiamo registrato un numero di casi significativo rispetto alla rarità della patologia», spiega Vincenzo Tipo, direttore del Pronto Soccorso pediatrico del Santobono. «In passato il botulismo infantile era considerato soprattutto alimentare e associato al miele, che resta comunque da evitare nel primo anno di vita. Questi casi, invece, mostrano una forma ambientale, probabilmente legata all’esposizione a polveri domestiche, cantieri e terreni movimentati, che rappresentano fattori di rischio nei primi mesi di vita del bambino».