BIOS, la scienza delle donne: biografie, identità e futuro oltre il gender gap
All’Università Federico II tra scienza, cultura e istituzioni per celebrare il ruolo femminile nelle STEM e nella società, tra memoria storica e nuove prospettive di inclusione
In un’aula magna “molto partecipata” e attenta, il convegno “BIOS - Biografie Identità Opportunità Sogni” ha rappresentato uno dei momenti centrali della rassegna “Marzo Donna 2026”, promossa dal Comune di Napoli in collaborazione con l’Università Federico II, in occasione dell’80° anniversario del voto alle donne. Un appuntamento – al quale hanno fortemente contribuito molti attori, provenienti da tutti i settori disciplinari, sia tecnici che umanistici – che ha intrecciato memoria, ricerca e prospettive future attorno al ruolo della donna nelle scienze, nelle arti, nella cultura, nelle istituzioni e nell’impresa. A condurre i lavori sono state Tiziana Angrisano e Giuliana Napolitano, che hanno aperto sottolineando come «le biografie femminili siano oggi strumenti fondamentali per comprendere la costruzione del sapere». L’iniziativa si è articolata in quattro sessioni, introdotte e concluse da Biagio Ancarola, che ha richiamato la necessità di «un nuovo umanesimo capace di ricucire conoscenza e responsabilità sociale, evidenziando e proponendo nuove prospettive di impegno per il futuro».
Nel corso dei saluti istituzionali, l’Assessore Emanuela Ferrante ha fatto giungere un accorato messaggio in cui ha evidenziato che «la parità si costruisce garantendo equilibrio tra formazione, maternità e carriera», mentre Antonella Liccardo ha ribadito che «le donne sono oggi centrali nei percorsi STEM e nei processi di innovazione».
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La prima sessione, “Il tuo nome, Donna, da dove siamo partite”, ha proposto letture storico-culturali di grande spessore. Andrea Mazzucchi ha osservato che «Beatrice in Dante non è solo figura poetica, ma principio di conoscenza e trasformazione». Gionata De Vico ha ricordato che «anche nella marginalità storica si costruiscono strategie di sopravvivenza e agency femminile». Luciano Gaudio ha affermato che «Partenope è il simbolo di una città che nasce anche dal mito femminile». Eliodoro Pizzo ha invece denunciato che «l’effetto Matilda continua a rendere invisibile il merito scientifico delle donne».
La seconda sessione ha affrontato il tema “Donne: dove siamo arrivate”. Concetta Ambrosino ha descritto come «il caos creativo diventa innovazione quando le competenze si integrano». Pierluigi Rippa ha evidenziato che «il vero nodo resta la fiducia delle donne nel fare impresa». Paolo Netti nel suo intervento in remoto ha provocatoriamente osservato: «non è perché le donne non scelgano l’ingegneria, ma perché certa ingegneria non scelga loro». Enza Torino ha aggiunto che «la diversità di genere è una leva concreta per progettare salute e tecnologia». Cristina Mele ha concluso affermando che «la tecnologia è strumento, ma la relazione è il vero cuore della ricerca».
Nella terza sessione, Marco Guida ha invitato a «immaginare una scienza sempre più femminile e inclusiva». Stefania De Pascale ha raccontato: «il mio percorso dimostra che si può portare la vita delle piante fino allo spazio». Cristina Trombetti ha ricordato che «la matematica ha sempre avuto volti femminili troppo spesso dimenticati». Barbara Majello ha sottolineato che «curiosità e spirito critico sono la vera eredità da lasciare ai giovani». Valentina Battista ha evidenziato che «l’innovazione nasce quando ricerca e impresa dialogano davvero».
La quarta sessione ha posto l’accento sulle reti e sulle relazioni. Geppino Falco ha osservato che «le traiettorie personali si costruiscono nel tempo e nel confronto». Rosanna Del Gaudio ha affermato che «la guida autentica nasce da amore e lungimiranza educativa». Monica Murero ha ribadito che le donne costruiscono ponti tra saperi e comunità». Alessandra Pollice ha concluso con forza: «il potenziale femminile è una leva decisiva per il futuro della società».
A impreziosire la giornata, l’opera scultorea “Donna” di Pietro Trattino «la materia diventa voce quando racconta l’identità femminile», e il monologo di Martin Cristofaro con “Tra cenere e sangue”, definito dall’autore come «un viaggio nella fragilità e nella rinascita».
Il convegno si è chiuso con un momento conviviale in un clima di confronto e condivisione, con l’auspicio di rafforzare una cultura realmente inclusiva e orientata a un nuovo umanesimo capace di mettere al centro persone, conoscenza e futuro.