Agguato al fruttivendolo, c'è l'ipotesi della vendetta trasversale

Secondo una delle ipotesi investigative, vecchi equilibri e antichi rancori di camorra potrebbero essere tornati di attualità dopo recenti sviluppi giudiziari

A cura di Redazione
13 maggio 2026 08:00
Agguato al fruttivendolo, c'è l'ipotesi della vendetta trasversale -
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Si chiamava Antonio Musella il 51enne ucciso nella notte nel quartiere Ponticelli, nella periferia orientale di Napoli. Un uomo conosciuto nella zona soprattutto per il suo lavoro di fruttivendolo al Centro Agroalimentare di Napoli, attività che raccontava anche attraverso alcuni video pubblicati su TikTok.

Secondo le prime ricostruzioni investigative, Musella sarebbe stato raggiunto da diversi colpi d’arma da fuoco in via Cupa Vicinale Pepe, nel rione Lotto 6, mentre stava salendo a bordo del suo furgone per raggiungere il mercato ortofrutticolo e iniziare la giornata di lavoro.

L’agguato sarebbe stato organizzato nei dettagli: i killer lo avrebbero atteso sotto casa, entrando in azione appena il 51enne si è messo al volante del mezzo con cui da circa trent’anni trasportava e vendeva la merce.

Trasportato d’urgenza all’Ospedale del Mare, Musella è morto poco dopo a causa delle gravissime ferite riportate.

Le indagini sono affidate alla Squadra Mobile della Questura di Napoli, diretta da Mario Grassia. Sul luogo del delitto sono intervenuti gli uomini della Scientifica, che hanno effettuato i rilievi tecnici e acquisito le immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti nella zona, oltre ai tabulati telefonici della vittima.

Dal profilo personale del 51enne, spiegano gli investigatori, non emergerebbero elementi tali da giustificare un’esecuzione di questo tipo. Musella aveva alcuni vecchi precedenti di polizia, non legati però ad associazioni mafiose e risalenti a molti anni fa. Secondo gli inquirenti, inoltre, negli ultimi tempi non frequentava ambienti criminali.

L’attenzione degli investigatori si starebbe concentrando soprattutto sui suoi legami familiari. Antonio Musella era infatti cognato di Ivan Maione, figura collegata al Clan Rinaldi. Attraverso questo legame, il 51enne era imparentato anche con Vincenza Maione e Gabriella Onesto, appartenenti al gruppo criminale delle cosiddette “pazzignane”.

Quel cartello criminale, nato quasi dieci anni fa, riuniva esponenti dei clan Rinaldi, Aprea e Minichini-De Luca Bossa in contrapposizione ai Clan De Micco-Mazzarella, considerati oggi il gruppo dominante a Ponticelli.

Secondo una delle ipotesi investigative, vecchi equilibri e antichi rancori di camorra potrebbero essere tornati di attualità dopo recenti sviluppi giudiziari. In particolare, gli investigatori stanno valutando eventuali collegamenti con l’arresto del boss Roberto Mazzarella, fermato lo scorso 4 aprile in un resort di Vietri sul Mare.

L’ordinanza nei suoi confronti sarebbe stata emessa anche grazie alle dichiarazioni della collaboratrice di giustizia Luisa De Stefano, storica figura delle “pazzignane”, e di suo figlio Tommaso Schisa.

Gli investigatori continuano a lavorare per chiarire il movente dell’omicidio e verificare se l’agguato possa essere maturato nel contesto delle vecchie faide di camorra che hanno insanguinato Napoli Est negli ultimi anni.

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