Studente autistico senza assistenza: il Tribunale di Nola riconosce la discriminazione, ma non cambia nulla

Un diritto sancito dal giudice, ma ancora negato nella pratica quotidiana. È la vicenda che coinvolge un alunno con disturbo dello spettro autistico e riaccende il dibattito sull’inclusione scolastica in Italia

A cura di Redazione
02 aprile 2026 11:30
Studente autistico senza assistenza: il Tribunale di Nola riconosce la discriminazione, ma non cambia nulla -
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Alla vigilia del 2 aprile, Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo, emerge una storia che mette in luce le difficoltà concrete nell’attuazione dei diritti degli studenti con disabilità. Protagonista è un ragazzo, indicato con il nome di fantasia “Salvatore”, iscritto alla scuola secondaria di primo grado, al quale non è stata garantita l’assistenza materiale prevista dal Piano Educativo Individualizzato (PEI).

Nonostante la necessità di un supporto continuo durante l’intero orario scolastico, il servizio non è stato attivato dall’inizio dell’anno. Una mancanza che, secondo quanto denunciato dalla famiglia, riflette una criticità diffusa: carenza di personale e istituti scolastici sotto organico. In molti casi, un solo collaboratore scolastico è chiamato a gestire contemporaneamente più alunni con bisogni educativi speciali, oltre alle altre mansioni quotidiane.

Dopo mesi di attesa e senza risposte da parte degli uffici competenti, la famiglia ha deciso di ricorrere d’urgenza al Tribunale di Nola, assistita dagli avvocati Angelo Castelluccio e Michela Antolino. Con ordinanza n. 1057/2026, il giudice ha riconosciuto il diritto dello studente a ricevere assistenza per tutta la permanenza a scuola, sottolineando come si tratti di una prestazione “necessariamente garantita” in relazione alle attività quotidiane, inclusi i servizi igienici.

Il Tribunale ha inoltre stabilito che la mancata erogazione del servizio costituisce una forma di discriminazione, incidendo non solo sul diritto all’istruzione, ma anche sulla dignità personale e sulla piena partecipazione alle attività didattiche. Nel provvedimento vengono richiamati principi costituzionali, normative nazionali e convenzioni internazionali sui diritti delle persone con disabilità.

Nonostante la decisione, l’amministrazione non ha ancora dato esecuzione al provvedimento. Il giudice ha quindi previsto l’applicazione di una penalità di mora pari a 50 euro per ogni giorno di ritardo.

Il caso, tuttavia, non appare isolato e racconta una criticità strutturale. A sottolinearlo è Mariangela Cuozzo, madre di un alunno con disabilità e attivista dell’associazione “Autismo in Movimento Campania”: «L’assistenza materiale non è un servizio aggiuntivo, ma il minimo indispensabile per garantire dignità. Non si tratta di un favore, ma di un diritto fondamentale. Negarla significa, semplicemente, escludere».

L’inclusione scolastica, evidenziano le famiglie, non può essere demandata esclusivamente ai tribunali, ma richiede interventi concreti in termini di organizzazione, risorse e responsabilità istituzionali.

Una vicenda che riporta al centro dell’attenzione il tema dell’effettività dei diritti e della distanza tra norme e realtà, soprattutto quando in gioco ci sono i più fragili.

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