Pasqua, ecco il messaggio del vescovo di Nola

la celebrazione pasquale «non è una semplice commemorazione annuale né una rievocazione storica, ma un’esperienza viva della salvezza»

A cura di Redazione
02 aprile 2026 16:00
Pasqua, ecco il messaggio del vescovo di Nola -
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Il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, con il messaggio pasquale intitolato “Come cantare l'esultanza pasquale nella notte della guerra?” invita la comunità diocesana a riflettere sul significato profondo della Resurrezione.

Secondo il presule, la celebrazione pasquale «non è una semplice commemorazione annuale né una rievocazione storica, ma un’esperienza viva della salvezza». Ogni gesto e simbolo della liturgia diventa così partecipazione reale al mistero di Cristo: «Siamo immersi – sottolinea – nella morte e risurrezione di Cristo, diventando membri del suo Corpo, la Chiesa, e chiamati a vivere come uomini e donne nuovi in ogni tempo».

Monsignor Marino richiama la difficoltà dell’uomo contemporaneo a cantare la gioia del Signore, richiamandosi al Salmo 137: “Come cantare i canti del Signore in terra straniera?”. Il vescovo evidenzia il senso di smarrimento e di esilio dai valori che fondano la convivenza civile, ricordando come l’Europa sia nata, dopo le Guerre Mondiali, come continente di pace e unità grazie ai padri fondatori. «Le guerre – afferma – ci rendono estranei tra noi, nemici nella stessa casa comune; ci sentiamo soli, sebbene costantemente connessi digitalmente, e trascuriamo di riconoscere gli altri come parte reale di noi stessi».

La fragilità della fraternità sociale, familiare ed ecclesiale, secondo il vescovo, deriva dalla mancanza di un senso etico condiviso di appartenenza all’intera comunità, che compromette la ricerca della concordia.

La Pasqua, prosegue monsignor Marino, rappresenta la luce che può illuminare «questo nostro tempo così brutalmente ferito dalla guerra», segnato dall’aggressività globale e dal rischio nucleare, dalle fragilità esistenziali e precarietà lavorative, e dalle tragiche morti di tanti bambini vittime innocenti dei conflitti. In questo contesto, la celebrazione della Resurrezione diventa non solo memoria, ma chiamata all’impegno concreto: riscoprire valori di solidarietà, vicinanza e responsabilità reciproca, per trasformare il senso di esilio in speranza condivisa.

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