Mamma e figlia avvelenate, interrogatorio fiume per padre e sorella

Nella serata dell’8 aprile è stata ascoltata anche un’altra familiare, una donna di circa quarant’anni

A cura di Redazione
09 aprile 2026 10:30
Mamma e figlia avvelenate, interrogatorio fiume per padre e sorella -
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Proseguono senza sosta le indagini sulla morte di madre e figlia avvenuta a Campobasso subito dopo le festività natalizie, un caso che continua a sollevare interrogativi e inquietudine. Nelle ultime ore è stato ascoltato per circa dieci ore, come persona informata sui fatti, Gianni Di Vita, marito e padre delle due vittime.

L’uomo, anche lui ricoverato in ospedale nei giorni successivi ai fatti, ha riferito di aver risposto a tutte le domande degli investigatori presso la Questura, dichiarandosi estraneo a qualsiasi responsabilità. «Sono tranquillissimo», avrebbe detto al proprio legale al termine dell’interrogatorio, esprimendo al tempo stesso il dolore per la perdita della moglie e della figlia.

Le vittime, Antonella Di Ielsi, 50 anni, e Sara Di Vita, 15 anni, sarebbero decedute a causa di un sospetto avvelenamento da ricina. Un’ipotesi che ha spinto la Procura di Larino ad aprire un fascicolo per omicidio volontario contro ignoti.

Parallelamente, è stata ascoltata anche l’altra figlia della famiglia, che durante il periodo natalizio non avrebbe accusato alcun malessere. Gli investigatori stanno inoltre raccogliendo testimonianze tra amici e parenti che hanno condiviso momenti conviviali con le due donne nei giorni precedenti al decesso, nel tentativo di ricostruire con precisione quanto accaduto.

Le attività investigative sono coordinate dalla procuratrice Elvira Antonelli, titolare del fascicolo, insieme al capo della squadra mobile Marco Graziano. Nella serata dell’8 aprile è stata ascoltata anche un’altra familiare, una donna di circa quarant’anni.

Accanto all’ipotesi di omicidio volontario, resta aperto anche un secondo filone d’indagine che vede coinvolti cinque medici, accusati di omicidio colposo per una presunta sottovalutazione iniziale dei sintomi. Le due donne, infatti, si erano recate una prima volta in ospedale, ma erano state dimesse; al successivo ricovero, le loro condizioni erano ormai irreversibili.

A sottolineare l’anomalia del caso è stato anche Vincenzo Cuzzone, direttore della Rianimazione, che ha evidenziato come il decorso clinico delle pazienti fosse «troppo rapido e simile» per non destare sospetti fin dall’inizio.

Le indagini proseguono su più fronti, con l’obiettivo di chiarire le cause della morte e accertare eventuali responsabilità, mentre la comunità resta in attesa di risposte su una vicenda ancora avvolta nel mistero.

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