Muore a 14 anni per un dolce, ristoratore nei guai

Proprio l’ingestione di questo alimento avrebbe provocato uno shock anafilattico fatale alla ragazza

A cura di Redazione
10 aprile 2026 22:00
Muore a 14 anni per un dolce, ristoratore nei guai -
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Una tragedia evitabile, secondo gli inquirenti, quella che ha portato alla morte della giovane Skyla Caceres durante una vacanza nella Capitale. La Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone, ritenute responsabili – a vario titolo – di una catena di omissioni legate alla mancata segnalazione degli allergeni.

Al centro della vicenda un dolce di origine turca, una baklava, che conteneva arachidi non dichiarate in etichetta. Proprio l’ingestione di questo alimento avrebbe provocato uno shock anafilattico fatale alla ragazza, allergica.

Le accuse e gli indagati

I pubblici ministeri Giovanni Conzo e Mario Dovinola contestano il reato di omicidio colposo a cinque persone: i gestori – padre e figlio – del ristorante I love pizza kebab, l’importatore del prodotto e due distributori coinvolti nella filiera commerciale.

Secondo l’accusa, ciascuno avrebbe contribuito, per negligenza o omissione, alla mancata corretta informazione sugli ingredienti, violando le normative sulla sicurezza alimentare.

La dinamica dei fatti

Il 24 ottobre 2024, dopo aver cenato nel locale, la 14enne ha iniziato ad accusare i primi sintomi. Una volta rientrata in albergo, le sue condizioni sono peggiorate rapidamente. Trasportata d’urgenza all’Ospedale San Camillo, nonostante i tentativi dei medici, non è stato possibile salvarla.

La famiglia aveva dichiarato di aver segnalato chiaramente l’allergia della figlia prima di ordinare il dolce. Tuttavia, sull’etichetta del prodotto risultavano indicate solo le noci, mentre successive analisi hanno accertato la presenza anche di arachidi.

Le responsabilità lungo la filiera

Dalle indagini emerge che il produttore turco non avrebbe indicato correttamente tutti gli allergeni. L’importatore, a sua volta, avrebbe dovuto adeguare le informazioni secondo le normative europee, ma non lo avrebbe fatto.

Anche i distributori sono accusati di aver commercializzato il prodotto senza verificarne la conformità, mentre i gestori del locale avrebbero servito il dolce sfuso senza indicare gli allergeni nemmeno nel menù.

Secondo gli inquirenti, una corretta segnalazione avrebbe potuto evitare la tragedia, permettendo alla famiglia di valutare i rischi.

La decisione sul rinvio a giudizio sarà presa dal giudice per l’udienza preliminare il prossimo 10 giugno.

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