Mamma e figlia avvelenate, anche il padre a contatto con il veleno
Un elemento nuovo arriva da una registrazione audio trasmessa nell’edizione del 18 aprile del TG1
Si avvicina una possibile svolta nelle indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, decedute tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a poche ore di distanza, in un caso che gli investigatori riconducono a un sospetto avvelenamento da ricina.
Le due vittime erano state colpite da un’intossicazione gravissima che, secondo le ipotesi investigative, avrebbe portato alla morte nel giro di poche ore. Il caso resta al centro dell’attenzione degli inquirenti, che stanno ricostruendo rapporti familiari, movimenti e possibili contatti con la sostanza tossica. Un elemento nuovo arriva da una registrazione audio trasmessa nell’edizione del 18 aprile del TG1, realizzata nella casa della famiglia Di Vita il giorno della tragedia. Nell’audio una dottoressa descrive alcuni parametri clinici osservati sui pazienti coinvolti.
«Ti dico quello che sto osservando: Di Vita ha più di 112 mila piastrine… poi un’altra cosa: la bilirubina totale è alta. È alta per Sara, Antonella e anche per Gianni Di Vita: aumenta sempre di più, è indiretta e non coniugata», si sente nel dialogo.
Valori ematici come piastrine e bilirubina alterati vengono considerati compatibili con un quadro di grave intossicazione, elemento che rafforzerebbe l’ipotesi di un’esposizione comune alla stessa sostanza tossica.
Il dettaglio apre però nuovi interrogativi. Anche Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, risulterebbe aver presentato alterazioni compatibili con l’avvelenamento. Proprio questo punto è ora centrale per gli investigatori: capire se l’uomo sia stato a sua volta vittima dell’esposizione alla sostanza oppure se possa aver avuto un ruolo attivo nella vicenda.
Secondo quanto emerso, non sarebbero state trovate tracce certe di ricina nel sangue dell’uomo nei primi accertamenti del Centro antiveleni di Pavia, ma gli inquirenti non escludono ulteriori approfondimenti tossicologici.
Resta quindi aperta la domanda chiave dell’indagine: si è trattato di un avvelenamento multiplo accidentale o di un gesto deliberato che avrebbe coinvolto l’intero nucleo familiare? Le prossime analisi e testimonianze saranno decisive per chiarire uno dei casi più complessi degli ultimi mesi.