"Ho dovuto ingoiare la droga", ecco le intercettazioni dello spaccio

In un secondo messaggio l’uomo descrive il malessere accusato subito dopo

A cura di Redazione
16 aprile 2026 13:30
"Ho dovuto ingoiare la droga", ecco le intercettazioni dello spaccio -
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«Mi hanno fermato e, per evitare che trovassero quello che avevo addosso, ho ingoiato tutto». È una delle conversazioni più significative emerse nell’inchiesta sullo spaccio con consegna a domicilio, che restituisce uno spaccato inquietante dei metodi utilizzati dai pusher per sfuggire ai controlli.

A parlare è uno degli indagati, in contatto con Emanuele Catena, figura ritenuta centrale nell’organizzazione. Il racconto è diretto: pur di non perdere la droga ed evitare conseguenze immediate, avrebbe ingerito alcune dosi. Poco dopo, però, la preoccupazione prende il sopravvento. In un secondo messaggio, l’uomo descrive il malessere accusato subito dopo: «Mi sono sentito male, sono entrato in un bar e mi sono accasciato. Ho bevuto acqua e ho mandato giù anche le ultime dosi. Mi avevano persino controllato la bocca».

Un episodio che evidenzia non solo la pericolosità delle condotte, ma anche il livello di improvvisazione e rischio con cui veniva gestita l’attività.

Le comunicazioni tra gli indagati avvenivano con un linguaggio essenziale e in codice, fatto di numeri e indicazioni rapide: appuntamenti fissati con frasi come «al solito posto» oppure semplicemente con cifre, a indicare la quantità richiesta. Un sistema apparentemente prudente, che però non è bastato a eludere il lavoro degli investigatori.

Quando si trovavano in ambienti ritenuti sicuri, gli indagati abbassavano la guardia. Ed è proprio in quei momenti che le indagini hanno fatto un salto di qualità: gli inquirenti, infatti, erano riusciti a installare un software spia su alcuni dispositivi, attivando microfoni e videocamere. Le registrazioni raccolte, sia audio che video, si sono rivelate decisive per ricostruire ruoli, dinamiche e responsabilità.

L’attività investigativa, condotta dai carabinieri della compagnia di Poggioreale, si è sviluppata nell’arco di due anni, tra il 2022 e il 2023. Oltre alle intercettazioni, sono stati utilizzati pedinamenti, controlli sul territorio e monitoraggi continui dei soggetti sospetti.

Dalle indagini è emersa anche la struttura dell’organizzazione: due distinti canali di spaccio, uno “dinamico” basato sulle consegne a domicilio e uno “statico” legato a punti fissi, apparentemente autonomi ma in realtà riconducibili a un’unica regia. Nei documenti contabili sequestrati compare più volte il nome di Catena, soprannominato “’o biondo”, affiancato da collaboratori fidati durante la gestione delle attività illecite.

Un sistema ben organizzato, smantellato grazie a un lavoro investigativo capillare e tecnologicamente avanzato.

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