Fabio ucciso per errore, ecco chi è il presunto killer

Il 23enne è ora accusato di omicidio aggravato, detenzione illegale di arma da fuoco e pubblica intimidazione con uso di armi, con l’aggravante del metodo mafioso

A cura di Redazione
14 aprile 2026 13:30
Fabio ucciso per errore, ecco chi è il presunto killer -
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Due giovani sono stati fermati nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Fabio Ascione, il 20enne ucciso all’alba del 7 aprile nel quartiere Ponticelli, a est di Napoli. Si tratta di un 23enne e di un 17enne: secondo gli inquirenti, però, sarebbe stato il maggiorenne a esplodere il colpo fatale.

Le indagini, condotte dai carabinieri della compagnia di Poggioreale, hanno ricostruito una dinamica drammatica e, per molti aspetti, accidentale. Il 23enne, ritenuto vicino al clan De Micco, poco prima dell’omicidio avrebbe preso parte a un conflitto a fuoco con presunti esponenti del gruppo rivale Veneruso-Rea di Volla. Terminato lo scontro, il giovane si sarebbe diretto verso le cosiddette “case del Topolino”, in via Carlo Miranda.

Qui avrebbe incontrato alcuni ragazzi, tra cui la vittima. Secondo quanto emerso, mentre raccontava quanto accaduto poco prima, il 23enne avrebbe estratto la pistola per mostrarla. Proprio in quel momento, mentre la maneggiava, sarebbe partito accidentalmente un colpo che ha colpito al torace il 20enne, uccidendolo sul colpo.

La ricostruzione conferma quindi che Fabio Ascione fosse completamente estraneo a contesti criminali. Il giovane stava rientrando a casa dopo aver terminato il turno di lavoro in una sala bingo di Cercola, dove era regolarmente impiegato.

Il 23enne è ora accusato di omicidio aggravato, detenzione illegale di arma da fuoco e pubblica intimidazione con uso di armi, con l’aggravante del metodo mafioso. Il minorenne, invece, risponde di porto e detenzione illegale di armi e di concorso nella pubblica intimidazione: secondo gli investigatori, guidava lo scooter durante la precedente sparatoria.

Fondamentali per l’inchiesta sono state le immagini delle telecamere di videosorveglianza e le testimonianze raccolte sul posto, che hanno permesso di chiarire la sequenza degli eventi. Il 23enne è stato trasferito nel carcere di Secondigliano, mentre il 17enne si trova nel centro di prima accoglienza dei Colli Aminei.

Una vicenda che conferma ancora una volta quanto la violenza armata possa colpire anche chi non ha alcun legame con la criminalità, trasformando una normale mattina di rientro dal lavoro in una tragedia senza senso.

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