Erika muore a 27 anni in vacanza per un farmaco sbagliato
il farmaco – che dovrebbe essere somministrato in ambiente ospedaliero – sarebbe stato invece iniettato a casa
Una storia drammatica, ancora piena di ombre, quella di Erika Squillace, la giovane di 27 anni residente a Mentana, morta lo scorso agosto in Egitto dopo un viaggio che avrebbe dovuto segnare l’inizio di una nuova vita. La ragazza, parrucchiera, si era da poco risposata – il 24 novembre 2024 – lasciandosi alle spalle un matrimonio difficile. Prima della partenza, però, aveva affrontato un momento delicato: una gravidanza extrauterina che aveva reso necessario un intervento chirurgico.
Qualche mese dopo, all’inizio di luglio 2025, Erika sospetta di essere di nuovo incinta. I primi esami sembrano confermare la gravidanza, ma dalle ecografie non emergono evidenze chiare. Anche all’Ospedale San Pietro i medici non riescono a individuare il feto e propongono il ricovero, che però la giovane rifiuta firmando le dimissioni.
Con il via libera del ginecologo, decide comunque di partire per l’Egitto insieme al marito e alla madre, per conoscere i suoceri. Arrivata a Shubra Melas, nel governatorato di Gharbia, si sottopone a una visita specialistica: qui arriva una diagnosi che si rivelerà fatale, quella di gravidanza isterica.
Le viene prescritto un farmaco, il Methotrexat Ebewe, solitamente utilizzato come antitumorale e in alcuni casi per interrompere gravidanze patologiche. Era l’8 agosto. Dodici giorni dopo, Erika muore all’Andalusia Hospital Al Shallalat, dove era stata ricoverata in condizioni critiche.
Il punto più sconvolgente della vicenda emerge dopo: Erika era realmente incinta, alla settima settimana. Una circostanza che nessuno avrebbe rilevato in tempo.
Secondo quanto riferito dalla famiglia, il farmaco – che dovrebbe essere somministrato in ambiente ospedaliero – sarebbe stato invece iniettato a casa, su pressione del marito, da una persona non qualificata. Una dose eccessiva che, secondo i parenti, avrebbe avuto conseguenze letali.
Anche il tentativo di trasferire la giovane in Italia, al Policlinico Umberto I, non è andato a buon fine a causa dell’opposizione dei medici egiziani.
I genitori hanno presentato denuncia e la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni della 27enne, anche attraverso l’analisi del telefono cellulare, acquisito dai carabinieri.
Il caso è arrivato anche in Parlamento, con un’interrogazione presentata dal deputato Alessandro Palombo ai ministeri competenti.
La famiglia non punta il dito, ma chiede verità. Una verità che, a distanza di mesi, resta ancora da accertare.