Chiusi 15mila negozi in un anno

In questo scenario complesso, poche realtà mostrano segnali di crescita

A cura di Redazione
01 aprile 2026 12:30
Chiusi 15mila negozi in un anno -
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Il volto delle città italiane sta cambiando in modo evidente. Passeggiando tra strade un tempo animate, sempre più spesso ci si imbatte in saracinesche abbassate e locali chiusi definitivamente. Un segnale chiaro di una trasformazione profonda che sta interessando il commercio urbano su scala nazionale.

A fotografare questa realtà è l’analisi “Città e demografia d’impresa” elaborata da Confcommercio. I dati parlano di oltre 156mila attività commerciali scomparse tra il 2012 e il 2025, un numero che rappresenta più di un quarto dell’intero tessuto del commercio al dettaglio e ambulante in Italia.

In questo scenario complesso, poche realtà mostrano segnali di crescita. Tra queste spicca il settore dell’ospitalità e della ristorazione, che nello stesso periodo ha registrato un incremento di circa 19mila imprese. Una dinamica che trova un esempio concreto a Napoli, dove il turismo continua a rappresentare una risorsa fondamentale e, in molti casi, l’unico vero argine alla chiusura delle attività.

L’indagine evidenzia anche un’accelerazione del fenomeno della cosiddetta desertificazione commerciale. Nel 2025 il tasso di chiusura delle attività ha raggiunto il 3,1% annuo, in crescita rispetto al 2,2% registrato negli anni precedenti. Un trend che, secondo gli esperti, potrebbe avere conseguenze rilevanti nel medio periodo, portando entro il 2035 a città meno vive, con quartieri sempre più svuotati e una popolazione anziana in difficoltà anche nell’accesso ai servizi di base.

Il quadro, tuttavia, non è uniforme su tutto il territorio nazionale. L’analisi dei 122 comuni monitorati evidenzia una netta differenza tra Nord e Sud. In alcune città settentrionali come Belluno, Vercelli e Trieste le perdite superano il 33%, mentre realtà meridionali come Napoli mostrano una maggiore capacità di resistenza, mantenendo ancora un ruolo sociale e aggregativo del commercio di prossimità.

A incidere in modo determinante su questa trasformazione sono anche i cambiamenti nei modelli di consumo. Nel 2025 le vendite online hanno raggiunto l’11,3% dei consumi totali di beni e il 18,4% dei servizi. Numeri che testimoniano il peso crescente dell’e-commerce, diventato un fattore chiave nella riduzione dei negozi fisici.

Il divario tra piccolo commercio e grandi piattaforme digitali appare sempre più marcato. Negli ultimi dieci anni, a fronte di una crescita complessiva delle vendite al dettaglio del 14,4%, le piccole attività sono rimaste sostanzialmente ferme. Al contrario, il fatturato dell’e-commerce è quasi raddoppiato in pochi anni, passando da poco più di 30 miliardi nel 2019 a oltre 60 miliardi nel 2025.

Questa evoluzione rischia di generare un circolo difficile da interrompere: meno negozi significa meno servizi, meno frequentazione delle strade e, di conseguenza, una riduzione dell’attrattività dei quartieri. Un fenomeno che, in contesti urbani complessi, può avere ripercussioni non solo economiche ma anche sociali, incidendo sulla qualità della vita e sul senso di comunità.

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