Cuore artificiale non usato, altra indagine sulla morta di Domenico

L’ipotesi di ricorrere a un dispositivo meccanico di supporto cardiaco era già stata presa in considerazione nelle fasi iniziali del caso

A cura di Redazione
23 marzo 2026 07:00
Cuore artificiale non usato, altra indagine sulla morta di Domenico -
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Si apre un nuovo fronte investigativo nell’inchiesta della Procura di Napoli sulla morte di Domenico Caliendo, il bambino di due anni e mezzo deceduto all’ospedale Monaldi dopo un trapianto di cuore non riuscito. Nell’ambito delle indagini risultano coinvolti sette medici della struttura sanitaria partenopea; per due di loro si ipizza anche il reato di falsificazione della cartella clinica del piccolo paziente.

L’attenzione degli inquirenti si concentra ora su un aspetto specifico della vicenda: l’eventuale utilizzo di un cuore artificiale e le ragioni per cui questa soluzione non sarebbe stata adottata dopo il fallimento del trapianto. Secondo quanto emerso, al bambino sarebbe stato impiantato un organo compromesso, danneggiato durante il trasporto effettuato con ghiaccio secco anziché con le modalità previste.

L’ipotesi di ricorrere a un dispositivo meccanico di supporto cardiaco, noto come Berlin Heart, era già stata presa in considerazione nelle fasi iniziali del caso. Dopo il primo intervento non riuscito, Domenico Caliendo era stato inserito in lista per un nuovo trapianto, in attesa della disponibilità di un altro organo compatibile. Un cuore era effettivamente arrivato, ma un’équipe di specialisti provenienti da diverse regioni italiane ha espresso parere contrario al secondo intervento, ritenendo le condizioni cliniche del bambino non idonee.

A seguito dell’operazione fallita, il piccolo era stato collegato all’Ecmo, un sistema di supporto extracorporeo delle funzioni vitali. Tuttavia, l’utilizzo prolungato di questo macchinario può comportare conseguenze negative sugli organi e compromettere ulteriormente il quadro clinico.

Per chiarire ogni aspetto della vicenda, la Procura di Napoli ha incaricato i carabinieri del Nas di approfondire se, dopo il trapianto non riuscito, fossero disponibili alternative terapeutiche e per quale motivo non sia stata valutata concretamente l’opzione del cuore artificiale.

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