Sfruttamento del lavoro, amministrazione giudiziaria per Piazza Italia

L'azienda di Nola nei guai

A cura di Redazione
03 febbraio 2026 11:00
Sfruttamento del lavoro, amministrazione giudiziaria per Piazza Italia -
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Dopo l’inchiesta avviata dalla Procura di Milano sui grandi marchi del lusso, anche la Procura di Prato accelera la propria azione contro lo sfruttamento dei lavoratori nel settore dell’abbigliamento. Questa volta, però, sotto i riflettori non finiscono le maison dell’alta moda, ma i colossi del fast fashion, la moda a basso costo e a produzione rapidissima, per la prima volta oggetto di misure giudiziarie di questo tipo.

La Procura di Prato ha chiesto e ottenuto dal Tribunale di Firenze l’applicazione della misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria nei confronti di Piazza Italia, catena di abbigliamento low cost con sede a Nola, in provincia di Napoli, e punti vendita diffusi su tutto il territorio nazionale. Nel 2024, ultimo bilancio disponibile, l’azienda ha registrato un fatturato di 343,7 milioni di euro e un utile netto pari a 31,9 milioni.

Secondo le indagini, a partire dal 2022 Piazza Italia avrebbe esternalizzato gran parte della produzione di capi di abbigliamento a due aziende cinesi con sede a Prato. Imprese che, stando agli accertamenti, avrebbero sfruttato sistematicamente i lavoratori, costringendoli a operare in condizioni definite dagli inquirenti disumane. Gli imprenditori cinesi sono indagati per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.

Accuse di mancata vigilanza e distorsione del mercato

Per la Procura guidata da Luca Tescaroli, questo sistema avrebbe garantito a Piazza Italia margini di guadagno molto elevati, fino al 300 per cento rispetto ai costi di produzione. L’accusa rivolta all’azienda committente è quella di aver colposamente agevolato lo sfruttamento lavorativo, attraverso una condotta definita di “colpevole inerzia” e “mancata vigilanza”.

In particolare, secondo i magistrati, non risulterebbero controlli sulla reale capacità imprenditoriale delle aziende terziste, che avrebbero impiegato lavoratori in nero, spesso clandestini, sottoposti a turni massacranti, retribuzioni minime e condizioni di vita degradanti, tra ambienti fatiscenti adibiti anche a dormitorio.

Gli investigatori non avrebbero trovato traccia di verifiche o audit da parte di Piazza Italia sulle imprese fornitrici. Un sistema che, oltre allo sfruttamento dei lavoratori, avrebbe prodotto anche una rilevante distorsione del mercato: prezzi anticoncorrenziali e un vantaggio economico indebito rispetto ad altri operatori che rispettano le regole.

Un precedente in Toscana

La Procura di Prato sottolinea come si tratti della prima applicazione in Toscana della misura di amministrazione giudiziaria e come la decisione del Tribunale della Prevenzione abbia legittimato pienamente la competenza delle Procure circondariali a richiederla. Secondo i magistrati, si tratta di uno strumento fondamentale per contrastare in modo più efficace lo sfruttamento lavorativo, colpendo anche l’imprenditoria committente che ne trae beneficio.

Il fenomeno, ricordano dalla Procura, è ampiamente diffuso nel territorio pratese e coinvolge lavoratori di diversa provenienza, non solo cinesi ma anche pakistani, bengalesi e africani.

Sulla misura disposta per un anno nei confronti di Piazza Italia è intervenuta anche la Filctem-Cgil. Il sindacato ha sottolineato come il quadro normativo esista già, ma serva una reale volontà politica e giudiziaria per applicarlo con continuità. Per contrastare illegalità e sfruttamento, secondo la Cgil, è indispensabile chiamare in causa i committenti, responsabili di affidare lavori ad aziende scorrette senza verificare le condizioni in cui le commesse vengono realizzate.

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