Isis, due studenti preparano bomba nel Napoletano

indagati due giovanissimi, sequestrati pc e cellulari

A cura di Redazione
03 febbraio 2026 10:30
Isis, due studenti preparano bomba nel Napoletano -
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Avrebbero manifestato una presunta adesione ideologica all’Isis e avviato contatti con ambienti ritenuti riconducibili a contesti eversivi di matrice jihadista. È questo il grave sospetto al centro di un’indagine condotta dalla Digos a Napoli, che nei giorni scorsi ha portato a perquisizioni e sequestri in due abitazioni dell’area metropolitana. A darne notizia è Il Mattino.

Sotto inchiesta non ci sono soggetti stranieri o arrivati di recente sul territorio, ma due ragazzi napoletani, appartenenti a famiglie italiane e ben integrate nel tessuto sociale. Si tratta di un minorenne e di un giovane di 18 anni, che ne aveva 17 all’epoca dell’avvio della presunta radicalizzazione. Entrambi studenti di istituti tecnico-professionali, figli di lavoratori incensurati, estranei a qualsiasi circuito estremista.

Secondo quanto emerso dalle prime verifiche, i due avrebbero scaricato e consultato materiale online riconducibile alla propaganda jihadista, partecipando a una forma di autoaddestramento ideologico e, in ipotesi, anche operativo. Elementi che hanno spinto gli investigatori a intervenire con un blitz mirato, culminato nel sequestro di telefoni cellulari, computer e altri dispositivi elettronici ritenuti utili per le indagini.

Nei giorni scorsi, il 29 gennaio, è stata eseguita la copia forense del materiale sequestrato, alla presenza dei legali nominati dalle famiglie. Le verifiche riguardano chat, profili social, file multimediali, appunti e fotografie, nel tentativo di accertare l’eventuale coinvolgimento dei due giovani in attività di autoaddestramento con finalità terroristiche.

L’allarme degli investigatori

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda quanto rinvenuto nell’abitazione del ragazzo maggiorenne. Oltre ai dispositivi elettronici, gli agenti avrebbero trovato anche biglie di metallo. Sono in corso accertamenti per verificare se il giovane stesse tentando di realizzare un ordigno artigianale, ipotesi che, al momento, resta al vaglio degli inquirenti.

Le accuse ipotizzate sono particolarmente gravi: autoaddestramento con finalità eversive, terrorismo e adesione ai meccanismi di reclutamento della jihad. Un quadro che, secondo gli investigatori, andrebbe ben oltre una semplice curiosità o una fruizione passiva di contenuti estremisti online.

Indagini coordinate tra Procure e Digos

L’inchiesta è seguita dalla Procura per i minorenni di Napoli, guidata dalla procuratrice Patrizia Imperato, e dal pubblico ministero Claudio Onorati, componente del pool antiterrorismo della Procura ordinaria diretta da Nicola Gratteri. Le indagini procedono in parallelo, con il supporto operativo della Digos.

Tutto avrebbe avuto origine dal monitoraggio del web, da tempo sotto osservazione per la diffusione di contenuti sensibili legati all’estremismo. Un’attività investigativa che avrebbe portato a individuare due profili ritenuti a rischio radicalizzazione, facendo scattare l’allarme su due famiglie della borghesia napoletana.

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