Metal detector nelle scuole, sono 12 le scuole coinvolte
controlli rafforzati a Napoli tra prevenzione e sicurezza
La scuola è diventata uno dei principali luoghi in cui si intercettano i segnali del disagio giovanile. È tra corridoi, aule e spazi comuni che emergono comportamenti rivelatori di tensioni profonde, spesso legate a contesti familiari fragili, marginalità sociale e modelli devianti sempre più precoci. Ed è proprio in questa fase che il rischio di scivolare verso microcriminalità e gruppi organizzati diventa più concreto.
Per questo motivo, negli ultimi anni Napoli e l’area metropolitana sono al centro di un sistema di prevenzione strutturato che coinvolge scuole, Prefettura e forze dell’ordine. Un lavoro silenzioso ma costante, che oggi viene rafforzato anche dalla circolare emanata dai ministri dell’Interno e dell’Istruzione, Matteo Piantedosi e Giuseppe Valditara, sull’eventuale utilizzo dei metal detector mobili negli istituti scolastici.
Un sistema già attivo sul territorio
Il provvedimento ministeriale non nasce nel vuoto. Da tempo esiste una mappatura degli istituti considerati più esposti a episodi di violenza o illegalità. Sono dodici le scuole che, con frequenza, vengono monitorate dalle forze dell’ordine sulla base di valutazioni territoriali elaborate dalla Prefettura. Una rete di controllo che ha permesso di individuare criticità e intervenire prima che le situazioni degenerassero.
L’esperienza sul campo ha inoltre contribuito a formare il personale scolastico, sempre più attento a riconoscere atteggiamenti anomali, segnali di disagio e dinamiche di gruppo che possono anticipare episodi gravi.
Controlli mirati e risultati concreti
L’introduzione dei metal detector mobili, su richiesta dei dirigenti scolastici, si inserisce in questo contesto come strumento di supporto e deterrenza. Secondo il prefetto di Napoli, Michele di Bari, i controlli svolti negli istituti più sensibili hanno dimostrato la loro efficacia, contribuendo a ridurre il rischio di introduzione di armi e oggetti pericolosi all’interno delle scuole.
Un caso recente, avvenuto in un istituto di Scampia, ha confermato l’importanza di questi interventi: durante un controllo è stato rinvenuto un coltello a serramanico nei bagni della scuola, con la conseguente denuncia di un minorenne.
La scuola come presidio di legalità
Tra le realtà che hanno scelto di ricorrere ai controlli già da tempo c’è l’istituto Marie Curie di Ponticelli. La dirigente Valeria Pirone sottolinea come, negli anni, la presenza delle forze dell’ordine abbia avuto un effetto educativo oltre che preventivo. In una prima fase, racconta, alcuni studenti cercavano di evitare i controlli allontanandosi dall’ingresso dell’istituto, comportamento che ha portato all’organizzazione di servizi discreti lungo il perimetro scolastico.
Col tempo, però, il clima è cambiato. I controlli non hanno rallentato l’accesso alle lezioni e la percezione della presenza istituzionale si è trasformata. Le forze dell’ordine sono diventate un riferimento, non solo un elemento repressivo, contribuendo a rafforzare il senso di sicurezza e responsabilità tra gli studenti.
Prevenzione prima della repressione
Il modello che si sta consolidando a Napoli punta a intervenire prima che il disagio si trasformi in devianza conclamata. La scuola, in questo schema, non è soltanto luogo di istruzione, ma un vero presidio di legalità e tutela sociale. Rafforzare i controlli significa affiancare educazione e sicurezza, con l’obiettivo di proteggere i ragazzi e offrire loro alternative concrete a percorsi di marginalità.