L'avvocato: "La cartella clinica di Domenico è incompleta"

Anche oggi i carabinieri del Nas hanno fatto ritorno nella struttura sanitaria

A cura di Redazione
22 febbraio 2026 22:00
L'avvocato: "La cartella clinica di Domenico è incompleta" -
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Si intensificano le indagini sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo di due anni deceduto all’ospedale Ospedale Monaldi in seguito alle complicanze sopraggiunte dopo un trapianto di cuore effettuato lo scorso 23 dicembre.

Anche oggi i carabinieri del Nas hanno fatto ritorno nella struttura sanitaria per acquisire ulteriore documentazione clinica, mentre il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, annuncia nuove iniziative in Procura. Al centro delle contestazioni c’è un presunto vuoto documentale: nella cartella clinica consegnata ai familiari mancherebbe infatti il cosiddetto “diario di perfusione”, il tracciato relativo alla circolazione extracorporea che consentirebbe di individuare con precisione il momento in cui al bambino è stato espiantato il cuore malato prima dell’impianto dell’organo donato. Un’assenza che il legale intende segnalare formalmente ai magistrati.

La settimana che si apre si preannuncia decisiva. Dovrà essere fissata l’autopsia, passaggio fondamentale non solo per chiarire le cause esatte del decesso ma anche per consentire il sequestro e gli accertamenti tecnici sul cuore trapiantato, ritenuto compromesso. L’organo era stato prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli. Gli investigatori vogliono verificare se eventuali criticità siano sorte già nella fase di espianto e quale ruolo possa aver avuto l’utilizzo del ghiaccio secco durante il trasferimento.

Sotto la lente anche le modalità operative adottate dall’équipe del Monaldi: si dovrà accertare perché, per il trasporto, sarebbe stato utilizzato un contenitore in plastica anziché specifici box tecnologici a temperatura controllata, e chi abbia materialmente fornito il ghiaccio artificiale a Bolzano. Non si escludono nuove iscrizioni nel registro degli indagati. Al momento risultano già notificati avvisi di garanzia a sei sanitari della struttura napoletana, tra medici e personale paramedico coinvolti nelle operazioni del 23 dicembre.

Sul piano umano, il dolore della famiglia resta fortissimo. Patrizia Mercolino, madre del piccolo, oggi è rimasta nella sua abitazione di Nola, per la prima volta dopo due mesi senza recarsi in ospedale. Accanto a lei il marito Antonio e gli altri due figli. A chi è andato a farle visita ha ribadito la richiesta di «verità e giustizia», ma anche la volontà che Domenico non venga dimenticato quando si spegneranno i riflettori mediatici.

Proprio con questo obiettivo, la donna domani si recherà con il suo legale da un notaio napoletano per costituire un comitato di raccolta fondi destinato alla nascita di una fondazione intitolata al figlio. Servirà un capitale iniziale di almeno 30mila euro. In tanti, tra cittadini e associazioni, hanno già manifestato la volontà di contribuire. L’idea è quella di sostenere bambini con gravi problemi di salute e famiglie che si ritengono vittime di casi di malasanità.

Intanto, davanti all’abitazione della famiglia, cresce ogni giorno il tappeto di fiori, peluche, palloncini e messaggi. Su uno striscione affisso in strada si legge: «Non dovevi diventare una notizia, dovevi diventare grande». Omaggi continuano ad arrivare anche all’esterno del Monaldi, un ospedale che per anni è stato simbolo di eccellenza cardiologica nel Sud Italia e che oggi si trova al centro di un’inchiesta destinata a far luce su una vicenda che ha profondamente scosso l’intera comunità.

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