Domenico, nessun cardiochirurgo vuole fare il perito per l'autopsia

Secondo quanto riferito dal legale, l’esame autoptico non verrà effettuato in tempi rapidi

A cura di Redazione
26 febbraio 2026 08:00
Domenico, nessun cardiochirurgo vuole fare il perito per l'autopsia -
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Non si terranno a breve i funerali del piccolo Domenico, il bimbo di 2 anni e 4 mesi morto il 21 febbraio all’Ospedale Monaldi di Napoli dopo 60 giorni di ricovero in terapia intensiva. A spiegare la situazione è l’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, intervenuto durante una diretta web del parlamentare Francesco Emilio Borrelli (Alleanza Verdi Sinistra).

Autopsia non immediata e incidente probatorio

Secondo quanto riferito dal legale, l’esame autoptico non verrà effettuato in tempi rapidi. Il giudice per le indagini preliminari avrebbe escluso che l’autopsia possa svolgersi già questa settimana. Nel frattempo, è previsto il conferimento dell’incarico per un accertamento tecnico irripetibile sui telefonini, passaggio ritenuto fondamentale nell’ambito dell’inchiesta.

Successivamente, la difesa chiederà l’incidente probatorio. L’obiettivo è accelerare i tempi, anche per consentire alla famiglia di celebrare le esequie senza ulteriori ritardi. “Il bimbo non può restare troppi giorni in una cella frigorifera”, ha dichiarato l’avvocato, sottolineando inoltre le difficoltà nel reperire un cardiochirurgo come consulente tecnico di parte. Al momento il collegio difensivo può contare su un medico legale e un anatomopatologo, ma manca ancora una figura specialistica in cardiochirurgia che completi il quadro peritale.

L’altarino al Monaldi e la solidarietà

All’esterno dell’Ospedale Monaldi è stato allestito un altarino in memoria del piccolo, con giocattoli, letterine e candele lasciate da tanti cittadini, soprattutto bambini. Presenti anche la madre, Patrizia Mercolino, che ha voluto portare con sé alcuni oggetti, tra cui un ritratto dedicato al figlio.

Un altro spazio commemorativo è stato realizzato a Nola, sotto l’abitazione della famiglia, a testimonianza della forte partecipazione della comunità.

L’inchiesta tra Napoli e Bolzano

Il piccolo era stato sottoposto a trapianto di cuore il 23 dicembre scorso dall’équipe del Monaldi. L’organo proveniva da un donatore deceduto in Trentino-Alto Adige. Secondo quanto emerso, il cuore sarebbe arrivato a Napoli danneggiato, probabilmente a causa di una conservazione con ghiaccio secco anziché con ghiaccio tradizionale, con temperature molto più basse rispetto a quelle previste dai protocolli.

La Procura di Napoli ha aperto un fascicolo che vede al momento sette operatori sanitari dell’Ospedale Monaldi indagati. Parallelamente si indaga anche a Bolzano. Tra gli aspetti da chiarire ci sono le modalità di trasporto dell’organo, incluso l’utilizzo di un contenitore in plastica, e la tempistica delle operazioni di espianto e trapianto.

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