Suora ruba l'oro nelle chiese della Campania, ecco cosa è successo
I fatti contestati riguardano la sottrazione di oggetti sacri e preziosi
Suor Bernardette ha chiesto di patteggiare una pena di tre anni e quattro mesi di reclusione per chiudere il procedimento giudiziario che la vede imputata per il furto dell’oro votivo in numerose parrocchie dell’Irpinia. La pena è stata concordata con il pubblico ministero dai legali della religiosa, nell’ambito dell’inchiesta che ha scosso la Diocesi di Ariano Irpino.
I fatti contestati riguardano la sottrazione di oggetti sacri e preziosi custoditi in diverse chiese, tra cui Santa Maria delle Fratte e Sant’Euplio di Castel Baronia, Santa Maria Assunta in Cielo di Ariano Irpino, San Sossio Baronia, Santa Maria della Neve nella frazione Morroni di Bonito, San Nicola Vescovo di Savignano Irpino, San Giovanni Battista di Carife, Madonna del Carmine e San Giovanni Battista ad Ariano Irpino.
L’udienza a Benevento e la decisione del gup
Ieri mattina Suor Bernardette, 46 anni, di origini indonesiane, si è presentata davanti al giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Benevento, affiancata dai suoi difensori, gli avvocati Corrado Cocchi e Giovanni Bartoletti. Le accuse a suo carico sono quelle di furto aggravato e ricettazione.
La decisione del gup Maria Amoruso è attesa per il prossimo 30 gennaio. In quella sede il giudice si pronuncerà anche sull’eventuale ammissione delle parti civili, tra cui il vescovo Sergio Melillo e alcuni parroci delle chiese coinvolte, rappresentati dall’avvocato Carmine Freda. A fine mese sarà valutata anche la richiesta di costituzione di parte civile del comitato parrocchiale di Bonito, nato dopo l’emersione dei furti.
Le dichiarazioni della suora e la misura cautelare
Nel corso delle indagini, Suor Bernardette ha sempre sostenuto di essere stata indotta a commettere i furti. Agli inquirenti ha raccontato di essere stata plagiata da un uomo residente all’estero, del quale non sarebbero note le generalità.
Per questa vicenda la religiosa è stata inizialmente sottoposta agli arresti domiciliari; attualmente si trova invece con obbligo di dimora a Roma. Secondo gli accertamenti investigativi, il ricavato dei furti sarebbe stato ceduto a esercizi commerciali per una somma complessiva di circa 94mila euro, poi trasferita su conti correnti esteri.
Il bottino e il ruolo nel palazzo vescovile
Le indagini parlano di circa 13 chili di oro votivo sottratti nel tempo dal caveau blindato del palazzo vescovile. Suor Bernardette, madre superiora della congregazione delle Suore dello Spirito Santo, era stata arrestata dai carabinieri a San Cesareo, in provincia di Roma.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la religiosa, che fino a pochi mesi fa si occupava insieme ad altre consorelle della gestione dell’appartamento del vescovo, aveva libero accesso ai locali dove erano custoditi i cosiddetti “tesori” delle parrocchie diocesane. Approfittando di presunte assenze del vescovo e del vicario, avrebbe progressivamente sottratto oggetti preziosi, rivendendoli e inviando il denaro a familiari in Indonesia.
La scoperta dei furti e la denuncia dei fedeli
A far emergere l’intera vicenda è stata la determinazione dei parrocchiani del Santuario della Madonna della Neve, nella frazione Morroni di Bonito. I fedeli si erano accorti della mancanza di parte dell’oro che ornava il mantello della Madonna e avevano chiesto chiarimenti al vescovo Melillo, ai carabinieri e infine alla Procura della Repubblica, presentando un esposto formale.
Il mantello e altri oggetti preziosi erano stati sequestrati il 6 giugno 2024 su disposizione della Procura, nell’ambito di un’altra indagine che coinvolgeva l’allora presidente del comitato parrocchiale. Successivamente il mantello era stato dissequestrato ed esposto sul simulacro della Madonna in occasione della festa del 5 agosto.