Punto da calabrone, muore giardiniere
Contestata la mancanza dei dispositivi di protezione individuale
È stata confermata in Appello la condanna a due anni di reclusione per Modestino Spagnuolo, imprenditore boschivo accusato di omicidio colposo per la morte di un proprio dipendente, deceduto a seguito di una puntura di calabrone durante un’attività lavorativa.
Oltre alla pena detentiva, i giudici hanno disposto il pagamento delle spese legali del secondo grado di giudizio e il risarcimento delle parti civili, rappresentate dagli avvocati Cesare Fiorentino e Nello Pizza.
La tragedia durante il lavoro nei boschi
La vicenda risale al settembre 2017. La vittima, Angelo De Simone, 36 anni, residente a Forino, stava svolgendo lavori di taglio della legna quando venne punto da un calabrone. Le sue condizioni peggiorarono rapidamente: dopo giorni di agonia, l’uomo morì all’ospedale Moscati di Avellino a causa di uno shock anafilattico.
Le responsabilità contestate
Secondo l’accusa, coordinata dalla pm Paola Galdo, l’imprenditore non avrebbe valutato adeguatamente i rischi legati all’attività lavorativa svolta in ambiente boschivo. Nel processo è stata inoltre contestata la mancanza dei dispositivi di protezione individuale previsti per la sicurezza degli operai, elementi che hanno portato al rinvio a giudizio e alla successiva condanna.
Difesa pronta al ricorso in Cassazione
La difesa di Spagnuolo, affidata all’avvocata Maria Luisa Macchia, ha annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione, contestando la sentenza di secondo grado.
La decisione della Corte d’Appello rafforza l’orientamento giurisprudenziale sulla responsabilità dei datori di lavoro in materia di sicurezza, anche in relazione a rischi ambientali apparentemente imprevedibili ma legati al contesto lavorativo.